Mps, cosa cambia con l'ingresso dello Stato
Carlo Ferraro/Ansa
Mps, cosa cambia con l'ingresso dello Stato
Economia

Mps, cosa cambia con l'ingresso dello Stato

Il Tesoro diventerà il maggiore azionista del Monte dei Paschi. Ma non è chiaro cosa accadrà nell'azionariato con l'aumento di capitale

Una quota di ben il 10% del Monte dei Paschi di Siena (Mps). E' quella che presto dovrebbe finire in pancia al Tesoro italiano, dopo il mancato rimborso degli interessi sui Monti Bond. Lo stato diventerà così il maggiore azionista della banca, visto nessun altro soggetto è in grado di eguagliare la sua quota. A dire il vero, è ancora presto per trarre questa conclusione visto che, nei prossimi mesi, sul cammino di Mps ci sono ancora alcuni passaggi cruciali, in primis un aumento di capitale da 3 miliardi di euro. Ma andiamo per ordine. La stima di una futura partecipazione del 10% in mano allo stato è frutto di un calcolo molto semplice degli analisti. Tenendo conto della capitalizzazione in borsa, il valore complessivo del gruppo Mps è infatti inferiore a 2,5 miliardi di euro mentre gli interessi sui Monti Bond in scadenza valgono 240milioni. Visto che il Monte dei Paschi non può al momento versare questa cifra al Tesoro, pagherà il dovuto consegnando azioni della banca, per un valore che raggiunge appunto i 240 milioni e che rappresenta il 10% di tutta la sua capitalizzazione.


Mps: lo Stato diventa azionista


Con la quota ottenuta, dunque, il peso dello stato nel capitale supererebbe quello di tutti gli altri soci. Non va dimenticato, infatti, che dall'anno scorso gli assetti azionari del Monte dei Paschi sono radicalmente cambiati. Prima della crisi della banca e dello scandalo sui derivati, a comandare era la Fondazione Mps, che deteneva il 50% del capitale, mentre tutti gli altri azionisti non superavano il 4%. Poi, sotto la guida dell'ex-presidente Antonella Mansi, la Fondazione ha fatto un notevole passo indietro ed è scesa al 2,5%, siglando però un patto parasociale per controllare il 9% della banca, assieme al fondo Fintech del messicano David Martínez Guzmán (che detiene il 4,5%) e ai brasiliani di Btg Pactual (che hanno poco più del 2% di Mps). Un altro 3,2% circa del capitale è invece nelle mani del gruppo assicurativo francese Axa, storico partner commerciale dell'istituto toscano, nella vendita dei prodotti finanziari-assicurativi.


Mps e l'aumento di capitale: a che servono 3 miliardi in più


Tra l''aprile e il giugno del 2015, però, il Monte dei Paschi effettuerà un aumento di capitale per ben 3 miliardi di euro, emettendo dunque una montagna di nuovi titoli. Chi li acquisterà, a parte i piccoli azionisti privati? E' proprio attorno a questo interrogativo che si giocano i futuri assetti di Mps. Poiché il Tesoro non parteciperà all'aumento di capitale, la sua quota si dimezzerà e scenderà al 5%. Bisognerà vedere cosa faranno invece gli altri soci visto che, nei mesi scorsi, si è vociferato parecchio sulla volontà della Fondazione Mps di non sostenere la ricapitalizzazione, considerando l'impegno finanziario che comporta. Discorso diverso per gli alleati di Fintech e Btg Pactual, che sembrano invece disposti a fare la propria parte, sborsando altri soldi per la quota di loro competenza.


Mps: licenziamenti, cessioni di agenzie e (si spera) nuovi soci


L'ipotesi che circola da mesi, però, è che arrivi un nuovo grande socio di peso, magari un'altra banca italiana o straniera, visto l'istituto toscano non sembra più in grado di camminare con le proprie gambe. Tempo fa il finanziere messicano Guzman, che attualmente è ancora l'azionista di maggior peso in Mps, disse che il Monte dei Paschi ha maggiori potenzialità di diventare un “polo aggregante”, in Italia e pure in Europa, piuttosto che di trasformarsi in una preda. Dopo gli ultimi dati di bilancio che riportano una perdita di oltre 5 miliardi di euro, però, è difficile che lo scenario disegnato da Guzman si avveri.

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