Mps, cosa aspettarsi dopo la conversione dei bond
ANSA/FABIO DI PIETRO
Mps, cosa aspettarsi dopo la conversione dei bond
Economia

Mps, cosa aspettarsi dopo la conversione dei bond

Il Monte dei Paschi di Siena ha raccolto oltre 1 miliardo di euro trasformando in azioni una parte dei bond subordinati. Ma ha bisogno di altri 4 miliardi

L'operazione si è conclusa con un quantitativo di adesioni di oltre 1 miliardo di euro, in linea con gli obiettivi prefissati. Tuttavia, non si può certo dire che sia stata un trionfo l'offerta lanciata dal Monte dei Paschi di Siena (Mps) che ha proposto ai titolari delle obbligazioni subordinate di convertire i loro titoli in azioni della banca. L'obiettivo era rastrellare un po' di soldi sul mercato per ridurre l'importo del prossimo aumento di capitale da 5 miliardi di euro, che verrà messo in cantiere a breve e che è stato imposto dalla Banca Centrale Europea (Bce), per rafforzare un po' il patrimonio del traballante istituto toscano.

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Per evitare di dover emettere nuove azioni per un importo così elevato, Mps ha adottato una soluzione che sembra un po' “l'uovo di Colombo”. In circolazione ci sono infatti molte obbligazioni subordinate del Monte dei Paschi, per valore totale di oltre 4 miliardi di euro. Si tratta di una categoria di bond dal profilo di rischio molto alto, assimilabili quasi alle azioni, in quanto godono di minori garanzie di rimborso in caso di fallimento della banca. Vista l'abbondanza dei bond subordinati, è nata appunto l'idea di rastrellare un po' di liquidità convertendo questi titoliin azioni, cioè tasformando il debito di Mps in capitale. Delle obbligazioni subordinate, però, solo una quota è in mano agli investitori istituzionali (2,19 miliardi) mentre una parte consistente (2,07 miliardi) è detenuta dai piccoli risparmiatori privati.


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Prima che partisse l'offerta di conversione dei bond (che tecnicamente consisteva in una rivendita dei titoli alla banca con l'obbligo di destinare i soldi incassati alla sottoscrizione dell'aumento di capitale) la Consob ha di fatto imposto a Mps di escludere dall'operazione gran parte dei piccoli risparmiatori. La trasformazione delle obbligazioni in azioni, infatti, non potreva essere proposta a quei clienti della banca che non avessero un profilo di rischio adeguato in base alle risultanze del questionario che viene sottoposto a ogni correntista, secondo le regole della direttiva europea Mifid.


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Escludendo dunque i circa 2 miliardi di euro dei bond in possesso dei piccoli risparmiatori, con la conversione dei titoli subordinati Mps poteva al massimo rastrellare sul mercato quasi 2,2 miliardi di euro. Nel complesso, la banca toscana è riuscita a raccogliere soltanto la metà di questa cifra: un risultato non brillantissimo ma che appunto è in linea con le previsioni elaborate dalla stessa banca. Ora, però, compiuto questo primo passo, la strada verso il salvataggio di Mps è ancora lunga.


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Tolto il miliardo raccolto con la conversione, altri 2 miliardi di euro potrebbero arrivare da un nuovo apporto di capitali da parte di alcuni anchor investor, tra cui il fondo sovrano del Qatar. Già lunedì prossimo dovrebbe partire un roadshow internazionale dei vertici della banca, che gireranno le maggiori capitali finanziarie a caccia di i grandi investitori disposti a sostenerla. Se tutto filerà liscio, alla fine il valore delle azioni di nuova emissione che Mps dovrà collocare sul mercato con l'aumento di capitale potrebbe ridursi a circa 2 miliardi di euro. Non sarà comunque facile rastrellare questa cifra, per una banca che oggi vale in borsa appena un miliardo di euro circa.


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