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Mobilità statali, ecco chi sono e dove andranno i primi 1.000 esuberi

Secondo quanto annunciato dal ministro Madia, si tratterà perlopiù di dipendenti delle Province assegnati a uffici giudiziari

Sembra iniziata davvero una nuova era per il lavoro statale: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo bando infatti, è scattata la mobilità per circa mille dipendenti pubblici. Una novità confermata e ribadita con un tweet del ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Maria Anna Madia che ha parlato esplicitamente di “mobilità sbloccata da indirizzare dove c’è carenza di personale”. Ma vediamo allora nel dettaglio quali sono le novità di questo provvedimento e chi saranno verosimilmente i soggetti interessati ai trasferimenti.

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Numeri rilevanti
Il bando apparso in Gazzetta Ufficiale annuncia la mobilità esattamente per 1.031 dipendenti pubblici. Si tratta di un’operazione decisamente rilevante se si pensa che, secondo quelli che sono i dati disponibili, nel 2012 ci sono stati complessivamente circa solo 2.495 trasferimenti. In questo caso invece, in un colpo solo, verrebbero “riallocati” più di mille lavoratori. Numeri che tra l’altro evidenziano come la convinzione generale secondo cui i travet siano particolarmente “affezionati” al proprio posto fisso, non è assolutamente lontana dalla realtà. In percentuale infatti stiamo parlando di uno striminzito 0,08% di dipendenti che nel corso di un anno decide di cambiare ufficio. Una situazione che in parte potrebbe mutare con le nuove norme sul lavoro pubblico che prevedono per il futuro una sorta di mobilità forzata perlomeno in un ambito di 50 km dal vecchio posto occupato.

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Trasferimenti volontari e soggetti interessati
Un elemento fondamentale che bisogna sottolineare è che il bando in questione non prevede mobilità forzata, ma un’adesione volontaria da parte dei soggetti interessati. È questa la ragione per cui le attenzioni maggiori si sono appuntate sugli attuali dipendenti delle Province. Con l’abolizione di questi enti infatti, molti lavoratori rischiano di rimanere senza lavoro e di finire tra le cosiddette “eccedenze”. Da qui la previsione che molti di essi potranno sfruttare proprio questo bando di trasferimento per trovare nuove sistemazioni in altri uffici. Stiamo parlando complessivamente di circa 20mila dipendenti provinciali che in linea di massima dovranno trovare un nuovo posto e questo bando di mobilità potrebbe appunto essere una delle soluzioni da sfruttare.

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Destinazione giustizia
Per quanto riguarda invece gli enti statali che dovrebbero accogliere i mille dipendenti in mobilità non ci sono dubbi: saranno gli uffici giudiziari, da anni alle prese con una cronica carenza di personale, a rappresentare la destinazione finale della maggior parte dei dipendenti in questione. Una scelta che fin d’ora fa già discutere, soprattutto a livello sindacale. Da più parti si è infatti sollevato un problema di competenze. Quale apporto potranno infatti fornire, almeno sul medio-breve periodo, dipendenti totalmente all’oscuro di procedure legate al mondo giudiziario? Un problema con cui sicuramente l’amministrazione pubblica dovrà fare i conti.

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Dubbi e critiche
Ma il tema della mancanza di adeguata professionalità non è l’unico ostacolo che molti vedono sulla strada di questa procedura di mobilità. Sempre da ambienti sindacali si fa notare che ad esempio, in queste condizioni, non si sa che fine faranno i migliaia di tirocinanti degli uffici giudiziari per i quali era stata comunque annunciata l’assunzione in tempi rapidi. Il rischio è quello di una lotta tra dipendenti in mobilità e appunto giovani lavoratori in attesa di un contratto definitivo. Altre incertezze riguardano poi il fatto che il bando pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non fa in effetti un riferimento esplicito ai dipendenti provinciali. Prevede però che i dipendenti che accettassero la mobilità dovrebbero continuare ad essere pagati per il 50% dal vecchio ufficio di provenienza. Una prospettiva che per i dipendenti provinciali sarebbe alquanto irrealistica considerando che le Province dovrebbero essere destinate a chiudere. L’impressione dunque è che nei prossimi giorni il ministro Madia sarà chiamata a fornire molti più particolari su una vicenda per la cui rilevanza e per le cui ricadute evidentemente non può bastare un semplice tweet.

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