Miliardari cinesi - Li Ka-Shing: altro che La7, voglio Telecom
Miliardari cinesi - Li Ka-Shing: altro che La7, voglio Telecom
Economia

Miliardari cinesi - Li Ka-Shing: altro che La7, voglio Telecom

Controlla un impero in 52 paesi, in Italia dal porto di Taranto ai cellulari 3. Ma Li Ka-Shing, miliardario di Hong Kong, vuole fare di più.

«Adesso ho capito perché la 3 Italia ha mollato il colpo su La7» esclama il banchiere d’affari che segue da molti anni il settore delle telecomunicazioni. «È andata sicuramente così: quando a Hong Kong Li Ka-Shing e i suoi hanno aperto il dossier La7, devono essersi chiesti perché prendere solo la ciliegina, quando potevano avere tutta la torta».

Diciassette miliardi di dollari di attività liquide, per l’82 per cento (14 miliardi) in valuta o affidamenti bancari disponibili, per l’11 in titoli del Tesoro americano e per il 7 in titoli azionari quotati: è la radiografia finanziaria che spiega chi è il possibile, prossimo azionista di riferimento della Telecom Italia, sempre che la trattativa industriale iniziata con la 3 Italia vada in porto e si concretizzi anche il negoziato tra la Hutchison Wampoa (Hwl), cioè appunto il ricchissimo azionista della 3, e la Telco, macilenta holding di controllo della Telecom, che con il 22,6 per cento del capitale è prima azionista del gruppo italiano, a sua volta controllata per il 46,18 per cento dalla spagnola Telefónica, per il 30,58 dalle Generali e per l’11,62 per cento ciascuno da Intesa Sanpaolo e Mediobanca.

Con tanti soldi pronti in cassa la Hwl potrebbe fare di tutto. E lo fa. Il magnate Li Ka-Shing, che la controlla dal 1979 (per Fortune, all’ottavo posto nella classifica mondiale dei ricchissimi, con 31 miliardi di dollari di patrimonio personale), ha costruito un impero all’orientale: diversificato per settori (porti, energia, grande distribuzione, alberghi, infrastrutture e telecomunicazioni) e per mercati: 52, dall’Australia al Canada, da Panama al Messico, alla Cina. In Europa fattura il 42 per cento dei 51 miliardi di dollari totali: Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Irlanda, Austria e Italia.

Non che l’Italia sia insomma l’unico obiettivo della Hwl, eppure vi ha investito finora 10 miliardi di euro, principalmente sulla 3, cioè nella telefonia mobile di terza e quarta generazione, 10 milioni di clienti, 3 mila dipendenti diretti guidati dall’amministratore delegato Vincenzo Novari, altri 12 mila nell’indotto e quasi 2 miliardi di fatturato, in utile netto alla fine di quest’anno. Nelle tlc, ha detto il presidente Cunning Fok, la Hwl vuole aggregare e non essere aggregata. E considera l’Italia un buon mercato. Come pure per i porti (gestisce Taranto insieme con gli altri cinesi della Evergreen) e il dettaglio (120 profumerie Marionnaud). Sempre investendo da qui all’eternità. E comandando, ma senza strafare.

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