Ecco come muore il comparto della microelettronica Italiana
Lucio Costa
Ecco come muore il comparto della microelettronica Italiana
Economia

Ecco come muore il comparto della microelettronica Italiana

La storia di Micron Technology emblematica di come in Italia si abbandona un settore importante per l’economia

Chi vuole farsi un’idea di come un settore d’eccellenza strategico per il nostro Paese, la microelettronica, stia per essere cancellato dovrebbe guardare a quanto sta accadendo alla Micron Italia, nata dalla cessione di un ramo d’azienda della ST Microelectronics. Lo scorso 21 gennaio, infatti, Micron ha annunciato l’apertura della procedura di mobilità per 419 dipendenti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un taglio di oltre il 40% del personale, un segno evidente della precisa volontà di ridimensionare la propria attività in Italia. Ecco come si è arrivati a questo punto.

LA STORIA
Nel 2000 la ST Microelectronics firma con il Ministero dello Sviluppo Economico e le Organizzazioni Sindacali un protocollo d'intesa per la costruzione a Catania del cosiddetto modulo M6, un impianto ad alto livello tecnologico che dovrebbe rappresentare il rilancio della microelettronica italiana a livello europeo: a fronte di un finanziamento del governo di 500 milioni di euro la ST si impegnava a creare 1500 nuovi posti di lavoro.

Catania sarebbe diventata così un centro di eccellenza europeo per la progettazione di memorie e il fiore all’occhiello di ST Microelectronics. Ma la realtà è stata ben diversa. Come spiega Lucio Costa, rappresentante sindacale di Micron, "dopo diversi rallentamenti nella realizzazione del modulo, dovuti a una gestione anomala da parte del management ed all'incombente crisi del comparto dei semiconduttori, accadeva l’inverosimile: il progetto M6 veniva di fatto ceduto" a una società a partecipazione Intel per il 45% e ST Microelectronics per il 48%. Il grosso della quota rimanente andava alla neonata Numonyx, società attiva nel settore delle memorie.
 
Nel 2007
, dopo soltanto un mese dalla nascita di Numonyx, i vertici aziendali di ST Microelectronics dichiaravano al Ministero dello Sviluppo Economico che lo stabilimento M6 non rientrava più nei piani dell'azienda, rifiutando di fatto il finanziamento previsto dal contratto di programma per il completamento del modulo: 463 milioni di euro. E di essere intenzionati a vendere. "In questo modo il progetto M6, i 552 dipendenti di Catania, i 123 di Arzano, i 43 di Palermo e i 1.024 di Agrate passavano per 450 milioni di euro a Numonyx" spiega Costa.

Ma non finisce qui: nel marzo 2009, "Numonyx dichiarava di dover ricorrere alla Cassa integrazione ordinaria per la quasi totalità dei lavoratori" racconta ancora Costa. "Nel frattempo il personale di Palermo e 71 dipendenti di Catania addetti alla produzione rientravano in ST Microelctronics attraverso un cessione di ramo d'azienda". 


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Il 10 febbraio del 2010, infine, Numonyx veniva acquisita da Micron Technology mentre ST Microelectronics con Sharp e Enel costituivano una nuova multinazionale destinata a produrre pannelli fotovoltaici, la 3Sun, a cui veniva venduto da Numonyx il modulo M6 per 50 milioni di euro dopo un cambio di destinazione d’uso (dalla produzione di memorie a quella di pannelli fotovoltaici). Con questa operazione, alla resa dei conti, ST Microelectronics guadagnava 400 milioni di euro" aggiunge Costa.

Nel Dicembre 2012, poi, Micron Technology apriva una procedura di mobilità per 20 dipendenti di una divisione presente a Catania ed Agrate Brianza mentre un anno dopo riduceva il personale in Italia da 3.300 a 1.400 unità in un anno. Sempre nel 2013 acquisiva un’altra azienda giapponese attiva nel mercato delle memorie, Elpida, balzando così dal decimo al quarto posto nelle classifiche mondiali nel settore dei semiconduttori e al secondo posto mondiale nel settore delle memorie dopo Samsung. Così dopo trimestri di perdite, Micron registrava un un profitto record in crescita del 120% in un anno premiato dal mercato con un balzo del 300% del valore delle azioni (da 6 a 24 dollari).

Nonostante ciò, a seguito dell'acquisizione di Elpida, la società dichiarava di voler razionalizzare il personale dando l'annuncio di un taglio del 5% a livello mondiale. "Dopo l’annuncio" dice Costa "diverse attività venivano spostate dall'Italia ad altre parti del mondo. E ora in Italia viene aperta una procedura di mobilità per oltre il 40% del personale".

I punti oscuri della vicenda
Il sindacato e i lavoratori si domandano se la procedura di mobilità sia stata aperta perché la Micron vuole andarsene dall’Italia in seguito all’acquisizione della multinazionale giapponese Elpida che le ha portato oltre a tecnologia, brevetti e fabbriche, circa 7.000 dipendenti tutelati dal Governo giapponese per i prossimi 5 anni. "In 3 anni Micron ha preso tutto ciò che poteva prendere ai lavoratori italiani: conoscenze, brevetti, clienti, tecnologia ed ora anche il posto di lavoro" taglia corto Costa.

Intanto i lavoratori di Micron Italia hanno dichiarato diverse giornate di sciopero con cortei per coinvolgere le istituzioni a partire dai Comuni. Il 21 febbraio incontreranno il Ministro dello Sviluppo Economico.
Solo allora si capirà meglio cosa vuole fare il governo per evitare il collasso dell'azienda che rappresenta il settore della microelettronica italiana. Tanto più che attraverso Cassa Depositi e Prestiti detiene quote in ST Microelctronics.

E l'azienda? Contattata da noi ci ha risposto con un sms di Raffaele Credidio, manager Risorse Umane:"Sono molto preso da questa vertenza che purtroppo riguarda una ristrutturazione aziendale importante. Preferirei non rilasciare interviste".

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