L'addio di Marchionne a Torino
SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica
L'addio di Marchionne a Torino
Economia

L'addio di Marchionne a Torino

Il manager è ottimista: Fiat venderà 6 milioni di vetture nel 2018. Prossimo appuntamento a Detroit dove FCA svelerà la sua strategia davanti a una platea internazionale

Il marchio Fiat resterà sulle auto, l'ultima traccia di "torinesità" nel gruppo della famiglia Agnelli che quest’anno compie 115 anni lasciando il Lingotto per traslocare in Olanda dove avrà la nuova sede legale (quella che compare nei documenti della società e nei biglietti da visita), mentre quella fiscale sarà a Londra.

Lo ha assicurato John Elkann oggi, 31 marzo 2014, durante quella che è stata l’ultima assemblea ordinaria nel capoluogo piemontese (questa estate è in programma un altro consiglio straordinario per approvare la fusione con gli americani), sottolineando che con l'acquisto di Chrysler "finisce la vita precaria di Fiat".

Già, perché il prossimo appuntamento, il 6 maggio, sarà a Detroit, negli States, dove il gruppo, che ha cambiato nome in FCA (acronimo di Fiat Chrysler Automobiles)  dopo essere salito al 100% di Chrysler, racconterà in dettaglio davanti a una platea internazionale che cosa farà nei prossimi anni.

Il consesso torinese ha approvato il bilancio 2013, che si è chiuso con un utile di 1,9 miliardi di euro, e ha deciso che la società non distribuirà dividendo per mantenere un elevato livello di liquidità.

Ad aprire una piccola finestra su quello che saranno i prossimi anni per il nuovo colosso dell’auto, è stato l’amministratore delegato Sergio Marchionne, deus ex machina della fusione tra i due gruppi: nel 2014 il manager stima 4,5 - 4,6 milioni di vetture consegnate a fronte di 4,3 milioni del 2013, un utile della gestione ordinaria compreso tra i 3 e i 4 miliardi, un utile netto di 0,6 - 0,8 miliardi e un indebitamente netto industriale tra 0,8 e 1,3 miliardi di euro.

"Dieci anni fa insieme vendevano 4,4 milioni di auto, ma entrambe le aziende erano in profondo rosso, mentre oggi hanno un utile di 3,4 miliardi" ha detto Marchionne, aggiungendo che "entro il 2018 la Fiat sarà capace di fare oltre 6 milioni di vetture".

Parlando del trasferimento della sede oltre i confini, Marchionne ha ricordato gli aspetti emotivi non solo qui in Italia ma anche al di là dell’Oceano legati alla storia secolare dei due gruppi (il prossimo anno Chrysler compierà 90 anni).

"Può nascere la sensazione che si perda qualcosa, ma la nostra forza - ha sottolineato - deriva proprio dall'unione di queste due realtà, ognuna conserverà la propria identità e metterà a disposizione dell’altra i propri punti di forza. L'identità di un'azienda non sta nella ragione sociale".

Lo spostamento della sede fiscale del gruppo nel Regno Unito, ha aggiunto Marchionne, non comporterà vantaggi particolari, mentre parlando degli stabilimenti in Italia, il manager italo - canadese ha confermato che non ci sono eccedenze: "A Grugliasco abbiamo riassunto tutti gli addetti, più mille unità di Mirafiori, dove con i nuovi investimenti saranno riassorbiti tutti".

Nessun cambiamento sul fronte dei rapporti con Rcs (il gruppo che pubblica il Corriere della sera, dove Fiat è primo socio): Marchionne ha assicurato che il gruppo non ha alcuna intenzione di scorporare la casa editrice e che la quotazione a Wall Street non cambierà i rapporti esistenti.

Parlando dello sviluppo delle architetture e dei prodotti, Marchionne ha ricordato inoltre che FCA ha già completato la convergenza sulle piattaforme Mini, su cui si costruiscono Panda e 500, Small (500L, 500X, Jeep Renegade), e Compact (Alfa Romeo Giulietta, Dodge Dart, Jeep Cherokee, Chrysler 200).

Quanto alla compagine societaria del gruppo, al 30,05% c'è Exor (famiglia Agnelli), al 2,64% Baille Gifford, al 2,06% il fondo Vanguard e la stessa Fiat in possesso di azioni proprie per il 2,76% (in precedenza deteneva circa il 3,2%).

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