Manager pubblici: il quasi bluff delle "quote rosa"
Paolo Cerroni / Imagoeconomica
Manager pubblici: il quasi bluff delle "quote rosa"
Economia

Manager pubblici: il quasi bluff delle "quote rosa"

Il premier Renzi vanta il posizionamento di molte donne ai vertici delle aziende pubbliche. È vero, ci sono. Ma la maggior parte degli incarichi operativi non spettano a loro

La puntura de La Iena pubblicata su La Stampa di questa mattina riassume perfettamente il pensiero di quanti siano stati in grado di andare oltre le apparenze delle nomine per gli incarichi guida delle aziende pubbliche comunicate ieri sera dal Governo Renzi (qui i nomi ): "A proposito di donne, lo sapevate che i presidenti delle aziende pubbliche non contano quasi nulla?"

La tanto declamata "presenza femminile, segno di un protagonismo che chiedeva da troppo tempo un pieno riconoscimento anche da parte del settore pubblico" (come ha dichiarato il premier Renzi nella tarda serata di ieri), la tanto sbandierata prevalenza di volti femminili ai vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Poste Italiane in realtà è, parzialmente, un bluff.

Certo, le donne ora ci sono. Certo, non sono personaggi improvvisati né modelle o veline bensì manager, imprenditrici, donne di esperienza. Certo, finalmente la loro presenza è più significativa che in passato. Ne venga dato atto al governo Renzi, che ha iniziato a incrementare la presenza femminile prima nei ministeri poi nelle cariche pubbliche. Un plauso.

Ma bisogna anche ammettere che c'è una grande differenza tra una nomina a amministratore delegato e una nomina a presidente. Nelle aziende (private o pubbliche che siano) le decisioni operative, vere, di orientamento, strategiche, sono nelle mani dell'amministratore delegato. Leggiamo cosa dice, per esempio, lo statuto dell'Eni, alla cui presidenza salirà presto Emma Marcegaglia e alla cui guida salirà invece Claudio Descalzi (qui un profilo del nuovo a.d. ).

All'articolo 27 cita: "Il Presidente: a) ha poteri di rappresentanza della Società ai sensi dell'art. 25.1; b) presiede l'Assemblea ai sensi dell'art. 15.1; c) convoca e presiede il Consiglio di Amministrazione ai sensi degli artt. 19.1; 20.1; d) verifica l'attuazione delle deliberazioni del Consiglio; e) esercita le attribuzioni delegate dal Consiglio ai sensi dell'art. 24.1"

È il consiglio di amministrazione, infatti, a detenere tutti i poteri operativi, decisionali, ai sensi dell'articolo 23 dello stesso statuto. E, con lui, l'amministratore delegato.

Eni è un esempio che vale per tutte le società. Dunque, sono gli amministratori delegati ad avere il primo, principale potere decisionale. E allora, il ruolo delle donne è sì, di certo, di rappresentanza e di valenza anche formale ("La rappresentanza della Società di fronte a qualunque autorità giudiziaria o amministrativa e di fronte ai terzi, nonché la firma sociale, spettano sia al Presidente sia all'Amministratore Delegato" cita ancora lo statuto Eni all'articolo 25) ma di minore valenza operativa rispetto a quella dei vari a.d. che sono, tutti di sesso maschile: Claudio Descalzi in Eni, Francesco Starace in Enel, Mauro Moretti in Finmeccanica, Francesco Caio in Poste Italiane.

Ma al di là del discorso di genere (che lascia il tempo che trova) quello che forse è più evidente di questa ondata di nomine da parte del governo Renzi, è la conferma della tendenza alle "larghe intese". Il premier Renzi ha fatto contenti un po' tutti. Alzando la bandiera comunicativa del "più donne al potere" e dello "svecchiamento della vecchia gerarchia" (di cui, ripetiamo, gli va dato atto), ha tuttavia promosso a incarichi prestigiosi due donne vicine al centrodestra, Luisa Todini e Emma Marcegaglia, una più vicina al centrosinistra, Patrizia Grieco. Un'operazione senza dubbio ben congegnata. Che ora, speriamo, vada oltre la portata comunicativa e diventi, operativamente funzionale al benessere del nostro Paese.

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