Libero compra Virgilio per sfidare Google
Libero compra Virgilio per sfidare Google
Economia

Libero compra Virgilio per sfidare Google

Dall'acquisizione nasce il primo player tricolore del mercato internet, che sfrutterà le sue capacità di parlare agli investitori locali per dare filo da torcere al colosso di Mountain View. L'operazione servirà a capire quanto spazio resta per una via italiana al business sul web

In questa sonnacchiosa estate, una scossa tellurica ha risvegliato il web italiano: il portale Libero, già numero uno nel Bel Paese, ha deciso di rafforzare la sua posizione acquisendo da Telecom Italia la società Matrix, che a sua volta controlla Virgilio.it. L’Antitrust e l’Agcom dovranno dare il via libera, atteso entro novembre, ma è chiaro che questa operazione da 88 milioni di euro inciderà in modo sostanzioso sulle forze in campo e sulle evoluzioni dell’internet tricolore.

Libero e Virgilio, insieme, raggiungono ogni mese 18 milioni di visitatori unici, ovvero sono in grado di parlare a 6 utenti nostrani su 10. Totalizzano 3,5 miliardi di pagine viste ogni 30 giorni e contano 14 milioni di indirizzi mail attivi. La loro potenza di fuoco è dunque notevole. Ciò spiega perché, a livello di posizionamento, non andranno a competere con portali e operatori nostrani, ma potranno lanciare il guanto di sfida al colosso dei colossi, Google.

La pubblicità on line è un mercato ricco di potenziale, vale più di 1 miliardo di euro l'anno e la neonata realtà vuole conquistarsi una fetta non indifferente di questo business. Non è un’ipotesi: a dirlo è stato il grande demiurgo di questa operazione, Naguib Sawiris, presidente e Ceo di Weather Investments, la società che controlla Libero. Sawiris, magnate egiziano, ex numero uno di Wind di cui ancora detiene una quota di minoranza, ha parecchia fiducia nel fatto che in Italia si possa realizzare una «big thing» legata al web. «Da sempre» ha commentato «crediamo nelle straordinarie capacità e potenzialità di questa nazione. L’acquisizione dimostra la nostra volontà nel continuare a ricoprire un ruolo strategico in questo grande Paese».

Se analizziamo il modello di business dei due portali, Google ha qualche ragione per preoccuparsi. Libero e ancora di più Virgilio hanno un forte radicamento sul territorio e potrebbero essere in grado di far convogliare sui loro siti una buona quantità di pubblicità locale, incontrando il favore di piccoli investitori che, sommati insieme, darebbero numeri interessanti. Più immune da minacce pare invece Facebook, visto che l’advertising sui canali social segue logiche abbastanza autonome.

L’operazione messa in piedi da Sawiris risulta ancora più strategica se si pensa che assieme a Virgilio, si è aggiudicato ben due concessionarie, Niumidia ADV e Iopubblicità, presumibilmente con un buon pacchetto di clienti da condividere, e il servizio di informazioni 1254.

Altro target che si vuole colpire, e in questo caso forse la nuova realtà andrà un minimo a cozzare con gli interessi della stessa Telecom Italia, sono i servizi offerti alle piccole e medie imprese con una certa enfasi sul cloud. Tuttavia Telecom ha altre priorità: deve far cassa per ridurre le passività e questa cessione, strategicamente, non difetta dunque di coerenza.

I due marchi, per ora, resteranno separati. Non ci saranno né un «Virgero», né un «Libilio», per citare le orrende crasi che sono circolate in queste ore in rete. Comunque creeranno sinergie sin da subito. E li attende una sfida elettrizzante: dimostrare che su internet c’è ancora spazio per le particolarità locali e che una leadership non è necessariamente prerogativa dei grandi gruppi internazionali.

Twitter: @marmorello

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