Legge di stabilità e pensioni d'oro: perché i tagli non verranno bocciati dalla Consulta
Legge di stabilità e pensioni d'oro: perché i tagli non verranno bocciati dalla Consulta
Economia

Legge di stabilità e pensioni d'oro: perché i tagli non verranno bocciati dalla Consulta

Riappare il contributo sulle rendite più alte, già bocciato dalla Corte Costituzionale. Ma ora il governo ha studiato un escamotage

Il governo ci riprova. Con il varo della Legge di stabilità, rispunta il prelievo sulle pensioni d'oro, cioè sugli assegni Inps più alti che superano i 100mila euro lordi all'anno. La parte di rendita che oltrepassa questa soglia verrà infatti tagliata del 5%. La quota di pensione compresa tra i 150 e 200mila euro subirà invece un un prelievo del 10%, che sale al 15% per gli assegni sopra i 200mila euro.

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PENSIONI D'ORO, TAGLIAMOLE COSI'

L'esecutivo guidato da Enrico Letta è convinto che i nuovi tagli alle pensioni d'oro, almeno questa volta, non verranno bocciati dalla Corte Costituzionale, come invece è avvenuto qualche mese fa, con analoghi provvedimenti introdotti tra il 2011 e il 2012 dai governi di Monti e Berlusconi. “Pensiamo di poter superare le obiezioni dei giudici della Consulta”, ha detto infatti il sottosegretario al lavoro, Carlo Dell'Aringa, commentando i contenuti della Legge di stabilità. Perché tanto ottimismo? In pratica, per evitare bocciature della Corte, il governo ha adottato una sorta di escamotage, che dovrebbe assicurare la piena costituzionalità delle nuove misure.

LA SENTENZA DELLA CONSULTA

Nel bocciare i vecchi contributi di solidarietà sulle pensioni d'oro, infatti, i giudici della Consulta avevano sostenuto che i balzelli introdotti dai precedenti governi erano da considerarsi dei “prelievi di natura tributaria” che violavano due principi costituzionali: quello contenuto all'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini e quello stabilito dall'articolo 53, in base al quale ogni italiano deve pagare le tasse secondo la propria capacità contributiva, cioè in proporzione alla ricchezza e ai redditi posseduti. Il vecchio prelievo di solidarietà, a detta dei giudici costituzionali, era infatti assimilabile a una imposta o a un tributo qualsiasi e, come tale, non poteva essere richiesto soltanto ai pensionati d'oro, senza fare altrettanto con i lavoratori ancora attivi che guadagnano le stesse cifre. O si tassa tutti nella stessa maniera, o non si tassa nessuno.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME

Proprio per evitare nuovamente questa obiezione, il governo ha inserito una norma ad hoc nella Legge di stabilità, stabilendo che i proventi dei tagli pensioni d'oro rimarranno nelle casse dell'Inps, cioè nelle stesse gestioni previdenziali che erogano gli assegni più alti. Le somme ricavate non finiranno così nel calderone dei conti pubblici ma serviranno probabilmente per finanziare il sostegno ad alcune categorie disagiate come gli esodati o i pensionati che ricevono delle rendite molto basse. In questo modo, almeno a sentire il governo, il nuovo balzello perderà lo status di prelievo di natura tributaria e diventerà, anche dal punto di vista giuridico, un vero e proprio contributo di solidarietà che toglie ai ricchi per dare ai poveri.

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