Legge di stabilità: cosa cambia per le pensioni
Legge di stabilità: cosa cambia per le pensioni
Economia

Legge di stabilità: cosa cambia per le pensioni

Blocco degli assegni sopra i 3mila euro e prelievi sulle rendite d'oro. Ecco gli effetti delle nuove misure previdenziali

Blocco degli assegni superiori a 3mila euro mensili e contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro (anche se non è tuttora ben chiaro come verrà applicato). Sono questi i due principali provvedimenti adottati dal governo in materia previdenziale e contenuti nella Legge di Stabilità . Ecco cosa cambierà da gennaio.

LEGGE DI STABILITA': LA VERSIONE DEFINITIVA

LA MANCETTA PER LE BUSTE PAGA

Fino a dicembre del 2013, il governo Monti ha bloccato la perequazione automatica, cioè la rivalutazione in base all'aumento dei prezzi di tutte le pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo (1.443 euro lordi al mese). Dal prossimo anno, invece, le rendite che superano questa soglia torneranno a crescere in base all'aumento dei prezzi, anche se in maniera parziale, con un meccanismo che penalizza le pensioni più alte e salva invece quelle più basse. Ecco come funziona il nuovo sistema.

LE RIVALUTAZIONI

Innanzitutto, il blocco della perequazione rimane in vigore per gli assegni superiori a 6 volte il trattamento minimo, che corrispondono a circa 3mila euro lordi al mese. Le pensioni che oltrepassano questa soglia, dunque, non si rivaluteranno neppure durante il prossimo anno e rimarranno invariati.

Ci sarà invece un adeguamento pieno all'inflazione per le rendite inferiori a tre volte il trattamento minimo, corrispondenti a circa 1.500 euro al mese. Gli assegni che non superano questa soglia, verranno dunque aumentati di una quota pari alla crescita dei prezzi registrata nel corso 2013 (nei primi 9 mesi dell'anno è stata dell'1,5%). Per una pensione di 1.400 euro, per esempio, l'incremento dovrebbe attestarsi sui 20 euro lordi al mese (l'1,5% di 1.400 euro) che corrispondono a 15 euro netti.

Per gli assegni compresi tra tre e quattro volte il trattamento minimo (cioè tra 1.500 e 2mila euro lordi mensili) la perequazione automatica sarà invece parziale e pari al 90% dell'inflazione. Nell'ipotesi di un caro-prezzi pari all'1,5% su base annua, dunque, le rendite che hanno quest'importo verranno rivalutate dell'1,35% (il 90% di 1,5%). Chi riceve una pensione di 1.750 euro lordi, ad esempio, deve aspettarsi un aumento attorno ai 24 euro (17 euro al netto delle tasse).

Per le rendite tra quattro e cinque volte il trattamento minimo (tra 2mila e 2.500 euro lordi) la rivalutazione sarà invece pari al 75% dell'aumento dei prezzi (1,12% circa, su un'inflazione dell'1,5%). Chi riceve una pensione di 2.400 euro lordi, per esempio, avrà un aumento di circa 29 euro (17 euro netti).

Infine, gli assegni compresi tra cinque e sei volte il trattamento minimo (2.500-3mila euro) subiranno un incremento pari al 50% dell'inflazione (corrispondente allo 0,75% su un caro-prezzi dell'1,5%). Esempio: chi incassa un assegno di 2.600 euro lordi, avrà dal prossimo anno un aumento di quasi 20 euro lordi e di 12-13 euro netti.

IL TAGLIO ALLE PENSIONI D'ORO

Oltre al blocco degli assegni, il governo ha deciso di riaprire il capitolo delle pensioni d'oro, applicando un contributo di solidarietà sugli assegni più alti. La parte di rendita che supera i 100mila euro (per i pochi più fortunati che arrivano a queste cifre) verrà tagliata del 5%, quella compresa tra i 150 e 200mila euro subirà invece una decurtazione del 10%, che sale ulteriormente al 15%, per la quota di pensione sopra i 200mila euro. Non è ancora ben chiaro, però, come il governo applicherà concretamente queste misure, dopo la sentenza di qualche mese fa della Corte Costituzionale. I giudici della Consulta hanno infatti già bocciato altri prelievi di solidarietà sulle pensioni d'oro, introdotti tra il 2011 e il 2012 dai governi di Monti e Berlusconi.

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