Fondi europei, i superpoteri di Fabrizio Barca
Fondi europei, i superpoteri di Fabrizio Barca
Economia

Fondi europei, i superpoteri di Fabrizio Barca

Con la legge di stabilità nasce l'Agenzia per la coesione che governerà fino al 2020 su tutti i fondi comunitari

Chi si occuperà in Italia dei fondi strutturali europei dei prossimi anni? La domanda, non proprio rassicurante, è posta dall’articolo 11 della legge di stabilità uscita dal Consiglio dei ministri del 9 ottobre. Quel testo, che istituisce un nuovo organismo autonomo chiamato Agenzia per la coesione, è passato finora più o meno inosservato, ma avrà conseguenze rilevanti sia in termini politici che economici.

La prima, è una concentrazione di potere mai vista in questo campo, in quanto all’Agenzia sono affidate funzioni di “coordinamento, promozione e sorveglianza connesse alla programmazione e attuazione della politica di coesione”, che sono state finora competenza del ministero dello Sviluppo economico.

Vuol dire che i tecnici che saranno messi alla guida dell’Agenzia (la cui nomina è prevista entro 30 giorni dall’approvazione della legge) avranno in mano i fondi europei per l’ultimo scorcio del periodo 2007-2013 e per l’intera durata del sessennio 2014-2020: un "tesoro" di parecchi milioni di euro che negli attuali tempi di penuria rappresenta una leva fondamentale per qualunque politica industriale del futuro. Non è detto che sia necessariamente un male. Quella dei fondi comunitari è materia assai complicata, che l’Italia ha spesso mostrato di maneggiare con poca accortezza, perdendo denaro che avrebbe potuto essere una benedizione per la nostra crescita stentata, ed è ragionevole che se ne occupino tecnici esperti e competenti.

Ma la strada scelta dal governo rischia di sequestrare per quasi dieci anni una buona parte delle risorse destinate allo sviluppo, ponendole stabilmente sotto il controllo di figure presentate come "tecniche" ma che al dunque non sono certo prive di legami politici.

Anche se il testo della legge deve ancora passare da Camera e Senato, infatti, è quasi scontato che il direttore dell’Agenzia dovrà essere indicato dall’attuale ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, uno di quelli che più apertamente aspirano a intraprendere la carriera del politico a tempo pieno. In cima alla lista dei papabili, secondo quanto ci risulta, ci sarebbe l’attuale capo del dipartimento Sviluppo e coesione del ministero dello Sviluppo economico, nonché ex direttore generale per le politiche dei fondi strutturali, Sabina De Luca, che a Barca è considerata molto vicina.

È giusto, ci si chiede in diversi settori dell’amministrazione (dove questo nuovo organismo ha suscitato più di un mal di pancia), che il ministro di un governo tecnico non lontano dalla fine del suo mandato metta un’ipoteca così forte su una fetta fondamentale delle risorse future? Tanto più che, secondo i rumors delle ultime settimane, Barca si starebbe dando un sacco da fare per costruire una rete di contatti e relazioni da cui presidiare la "filiera dei finanziamenti europei", nella quale già vanta un’esperienza quasi unica maturata nella sua carriera di dirigente al ministero dell’Economia. Chiunque vinca le elezioni, difficilmente potrà evitare di fare i conti con lui in questo campo.

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