Lavorare in banca: cosa significa oggi
ANSA / MATTEO BAZZI
Lavorare in banca: cosa significa oggi
Economia

Lavorare in banca: cosa significa oggi

Le filiali si svuotano e si automatizzano. Dilagano internet banking, self service e si sperimentano i primi contratti misti part time / lavoro autonomo

Gli sportelli delle banche non sono più quelli di una volta. Gli italiani ormai vi si recano sempre meno e quando ci vanno li scoprono più vuoti: sono le filiali "leggere", come le chiamano gli addetti ai lavori, con un alto livello di automazione.

Alcune sono state chiuse, altre sono state spogliate di molte funzioni: non sono dotate di cassa, ma solo di bancomat e uffici per i consulenti. Gli sportelli bancari erano 34 mila nel 2010, ora sono poco più di 30 mila e almeno altri 3 mila saranno chiusi nei prossimi quattro anni. Quelli che resteranno aperti avranno orari di lavoro flessibili, saranno aperti anche di sabato e tutti (o quasi) con servizi self service disponibili h24. Come del resto già accade in alcune filiali delle banche commerciali (le prime a sperimentare i nuovi orari nel 2013 furono Intesa e UniCredit).

Quanto al personale, secondo i dati dell'Ufficio Studi di Mediobanca, nel 2015 si contavano in media 10 dipendenti per filiale, 7 per le Bcc. Ma questo numero è destinato a scendere, soprattutto negli sportelli più piccoli, dove già oggi lavorano 2 o 3 dipendenti al massimo, ex terminalisti trasformati in consulenti finanziari, corporate o broker per mutui e polizze, in costante caccia di nuovi contratti per arrotondare lo stipendio.

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Altri 16 mila bancari in esubero

In prospettiva, le ulteriori fusioni tra le banche, nel mezzo della crisi che ha visto fallire quattro piccoli istituti regionali e finire sull'orlo altrettanti di medio – grandi dimensioni, porteranno a una nuova ondata di tagli degli organici e a razionalizzare la rete distributiva nei casi di sovrapposizioni.

Un processo in atto negli ultimi otto anni, quando gli esuberi nelle banche italiane sono stati quasi 29.000 (sempre dati Moediobanca), in larga parte effettuati con un'incentivazione all'esodo. Il sindacato Fabi ha calcolato che dalle banche, tra il 2013 e marzo 2016, sono usciti 12 mila lavoratori. E altri 16 mila sarebbero pronti a uscire entro i prossimi quattro anni in base agli accordi sindacali. 

È l'effetto della digitalizzazione e della diffusione dell'internet banking che ha rivoluzionato le modalità di erogare i servizi finanziari: ormai quasi tutte le banche oggi forniscono applicazioni che permettono ai clienti di consultare in autonomia il proprio bilancio online, spostare denaro, fare addebiti diretti, investire (robo-advisor) e così via. Tutte attività che sempre meno frequentemente saranno svolte nella rete commerciale fisica.

Del resto in Italia si contano 24 milioni di persone con uno smartphone, 5 milioni con un tablet e 43 milioni con la possibilità di accedere a un computer, stando a una recente indagine di PwC sui servizi finanziari.

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Il contratto misto per i dipendenti - consulenti

Cambiano le regole del gioco e i contratti di categoria si adeguano: il bancario del futuro forse non sarà il privilegiato di una volta che poteva contare su un posto sicuro (addirittura ereditario) e ben retribuito (la 15esima era la regola e non l'eccezione). Ma non sarà nemmeno una sorta di addetto al call center o un mero venditore porta a porta di prodotti finanziari, come vuole far credere una certa vulgata.

Forse assomiglierà ai nuovi dipendenti che è pronta ad assumere Intesa Sanpaolo nei prossimi mesi, 400 consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (ex promotori finanziari) che saranno reclutati con una nuova forma contrattuale. L'intesa raggiunta dalla banca con i sindacati negli scorsi mesi sperimenta infatti per la prima volta in Italia il cosiddetto lavoro misto ossia, come si legge in una nota della banca, "una innovativa modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, che coniuga in capo alla stessa persona da parte dello stesso datore di lavoro un rapporto di lavoro subordinato part time a tempo indeterminato con un parallelo, contestuale e distinto contratto di lavoro autonomo di consulente finanziario per l’offerta fuori sede".

La nuova forma contrattuale sarà proposta per le nuove assunzioni e sarà offerta anche, su base volontaria, al personale in servizio che sia già iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari (ex Apf).

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