Economia

Junk, la spazzatura del mercato con cui guadagnano in tanti

“Ma allora il babbo morto sono io!” È quanto esclama Alberto Sordi nei panni dello strozzino Don Arpagone ne L’Avaro, la pellicola firmata da Tonino Cervi ispirata all’omonima opera di Moliere del 1668. E cosi è: il figlio Cleante, …Leggi tutto

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“Ma allora il babbo morto sono io!” È quanto esclama Alberto Sordi nei panni dello strozzino Don Arpagone ne L’Avaro, la pellicola firmata da Tonino Cervi ispirata all’omonima opera di Moliere del 1668. E cosi è: il figlio Cleante, innamorato della giovane serva Mariana, cerca di ottenere un prestito allegando come garanzia le pessime condizioni di salute del ricchissimo padre. Un prestito a babbo morto, appunto.

Che c’entra? C’entra. Perchè con quella frase di origini antiche e incerte, si intende l’incasso presunto di un credito con molto ritardo o, nell’ipotesi migliore, senza che vi sia una scadenza preindicata. Sempre che quell’incasso avvenga. Che possa diventare un modo alternativo per definire I “distressed loan”, ossia i crediti in sofferenza tanto acclamati ai tempi del default della Lehman Brothers e oltre?

In pratica: si tratta di un debito finanziario classificato a livello di junk (spazzatura) negoziato a un prezzo di mercato parecchio al di sotto del valore nominale. Chi lo acquista scommette sulla possibilità di rinegoziare quei contratti di debito e in definitiva di evitare la bancarotta dell’emittente.

Obiettivo: recuperare quello che si puo’. Possibilmente più di quanto si è pagato. È la finanza, bellezza. Prendere o lasciare. Ma la parola junk si ritrova anche quando si parla di junk bond. Si tratta di obbligazioni spazzatura. Ovvero: con un alto tasso di rischiosità.

L’altra faccia della medaglia pero’ è data dai rendimenti piuttosto alti assicurati. Tu rischi e io ti pago di più. Chiaro? E, a quanto pare, il giochino torna a piacere. Soprattutto Oltreoceano. In soli due mesi la clientela retail ha investito sui prodotti spazzatura 11,8 miliardi di dollari contro I 9,9 miliardi destinati a fondi di investimento piu’ sicuri.

Che la gente voglia buttare I soldi dalla finestra? Non proprio. Punta sui famosi rendimenti top: il doppio, e anche più, rispetto ai titoli sicuri o presunti tali. Che siano di Stato o corporate non importa. Barclays docet: I suoi analisti calcolano un rendimento medio per gli asset junk del 7,16% contro il 3,47 per i bond valutati a livello di investimento.

Nota di servizio: per le societa’ di rating, le mitiche e a volte controverse Standard & Poor’s & Co per intenderci, il rating junk indica tutte le societa’ o Stati valutati con un voto inferiore alla “BBB-” (esclusa!). Ossia: dalla BB+ a scendere fino agli abissi delle C. O, nel caso di Moody’s, tutto quello che c’e’ sotto Baaa3. Mentre il top dell’affidabilita’ e’ dato dalla tripla A che segnala altissime probabilita’ di rimborso e dunque zero rischi o quasi.

P.s. Gli asset originariamente affidabili precipitati nella categoria junk sono definiti in gergo “fallen angels”, angeli caduti. Romantico, forse. Ma poco reddittizio. Almeno per ora…

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