Matteo Bazzi/Ansa
Economia

Jobs Act e articolo 18, cosa cambia per i licenziamenti

Ecco le novità portate in dote dalla riforma del lavoro, dopo l'approvazione definitiva

Il cammino del Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, è giunto al traguardo. La legge-delega è stata infatti approvata ieri anche  al Senato a colpi di fiducia, dopo il via libera alla Camera delle scorse settimane. Durante tutto l'iter in Parlamento, il testo della riforma è stato modificato rispetto alla versione iniziale, in particolare nelle norme sui licenziamenti regolati dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ecco, di seguito, una panoramica sulle novità in arrivo, con una premessa importante: le nuove norme riguarderanno soltanto i lavoratori assunti dal 1° gennaio 2015 e non quelli che oggi hanno già un contratto a tempo indeterminato in essere. Per loro, a quanto pare, non cambierà nulla (almeno in materia di licenziamenti).


Articolo 18

Il Jobs Act modifica l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che disciplina i licenziamenti individuali. Oggi, in alcuni casi, il dipendente ha diritto a essere reintegrato nell'organico dell'impresa, qualora il licenziamento venga dichiarato illegittimo dal giudice. Dal prossimo anno, per i lavoratori neo-assunti, rimarrà l'obbligo di reintegro soltanto quando un licenziamento è discriminatorio, cioè legato a pregiudizi ideologici, razziali, sessuali o politici nei confronti del lavoratore. Se invece il dipendente viene lasciato a casa per ragioni economiche (per esempio in caso di crisi aziendale) non ci sarà il reintegro. Nel caso in cui il licenziamento risulti ingiustificato, il lavoratore avrà diritto soltanto a un indennizzo in denaro, proporzionale agli anni di carriera che ha alle spalle.

Leggi qui: Jobs Act, l'accordo nel Pd

Licenziamenti disciplinari: nuove regole

Un po' più complessa è invece la questione dei licenziamenti disciplinari, che avvengono per esempio quando il dipendente non ubbidisce agli ordini di servizio, è accusato di atti illeciti (come un furto) o di scarso rendimento. In queste fattispecie, se il lavoratore verrà lasciato a casa ingiustamente, potrà in teoria essere reintegrato nell'organico dell'azienda da una sentenza del giudice, ma solo in casi limitati. Attraverso alcuni decreti delegati da approvare entro fine anno, però, il governo stabilirà più nel dettaglio quali sono le categorie di licenziamento disciplinare in cui potrà essere ordinato il reintegro e quali invece potrà esservi soltanto un indennizzo in denaro. Inoltre, verranno stabiliti dei termini certi a disposizione del lavoratore per impugnare il licenziamento davanti al giudice, per evitare allungamenti dei contenziosi.

Leggi qui: Articolo 18, com'è e come sarà


Contratti

Il governo a disboscherà la selva dei contratti precari, con particolare riferimento alle collaborazioni coordinate e continuative e quelle progetto (co.co.co e co.pro), oltre alle false partite iva, cioè i rapporti di lavoro che sono formalmente autonomi ma che, in realtà, nascondono un vincolo di forte dipendenza, con mansioni e orari da rispettare. Non è chiaro, però, se tutti questi inquadramenti precari saranno eliminati completamente o se verranno introdotti nuovi vincoli per il loro utilizzo. Resterà invece invariata la disciplina delle assunzioni a tempo determinato che, anzi, sono state liberalizzate nei mesi scorsi con il Decreto Poletti.


Ammortizzatori sociali

Il governo si è impegnato anche ad aumentare lo stanziamento previsto per gli ammortizzatori sociali, cioè per un nuovo sussidio alla disoccupazione allargato, di cui dovrebbero beneficiare anche i lavoratori che oggi ne sono privi (cioè i precari). La cifra messa sul piatto dall'esecutivo sarà pari a 2 miliardi di euro, contro gli 1,5 miliardi previsti in precedenza.


Controlli a distanza

Verrà modificata, rispetto al testo iniziale del Jobs Act, la disciplina dei controlli a distanza dei dipendenti. La riforma del lavoro del governo Renzi mira a introdurre dei meccanismi di verifica dell'operatività nell'azienda, anche attraverso strumenti telematici che oggi sono in molti casi proibiti dalla legge. I controlli non riguarderanno i singoli lavoratori ma soltanto i reparti e gli impianti, per non ledere il diritto alla privacy dei dipendenti.


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