ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Economia

Iva, perché il governo non l’aumenterà

Il ministro del Lavoro Di Maio promette che l’esecutivo non alzerà l’imposta sul valore aggiunto. I consumi sono troppo deboli per permetterlo

“Vi do la mia parola: l’iva non aumenterà”. E’ quanto ha affermato il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, di fronte alla platea di Confcommercio, la sigla di categoria più importante dei commercianti.  Dopo le promesse fatte sulle pensioni, il Jobs Act e sulla Flat Tax, il governo guidato da Giuseppe Conte e appoggiato dalla maggioranza Lega-5Stelle ha dunque preso in carico un altro impegno di fronte all’opinione pubblica. 

In attesa della manovra

Ma, se sulla previdenza, le tasse  e sul lavoro le promesse fatte avranno tempi di verifica lunghi, sull’iva devono essere prese decisioni nell’arco di qualche mese, quando verrà preparata la Legge di Stabilità del 2019. Nella manovra economica del prossimo anno, infatti, devono essere messi in preventivo oltre 12 miliardi di euro di tagli alla spesa per disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia. Si tratta di accordi con cui il nostro Paese, in cambio di un po' di flessibilità nelle politiche di bilancio rispetto agli impegni presi con l’Europa, ha fissato per i prossimi anni degli aumenti automatici delle imposte come l’iva o la cancellazione di alcune agevolazioni fiscali. 

Le clausole di salvaguardia si possono eliminare solo con dei tagli alla spesa ma, se questi non ci saranno,  l’aliquota ordinaria dell’iva (cioè l’imposta sul valore aggiunto che colpisce i consumi) salirà dal 22 al 24,2% già nel 2019. L'aliquota intermedia, invece, crescerà a gennaio dal 10 all'11,2%. Gli aumenti farebbero ovviamente rincarare il carrello della spesa, per un importo medio che la Cgia (la confederazione degli artigiani di Mestre) ha stimato nell’ordine di 242 euro per ogni famiglia, in media circa 20 euro al mese, mentre Confesercenti ha calcolato una somma di ben 480 euro . 

Consumi al palo

Oltre a creare malcontento, l’aumento dell’iva avrebbe effetti recessivi, cioè farebbe calare i consumi dello 0,5% già nel 2019 e sottrarrebbe (sempre secondo le stime di Confesercenti) lo 0,3% alla crescita attesa del pil, che è già di per sé un po’ asfittica,  inferiore a un punto e mezzo percentuale annuo. Ecco allora  spiegata  la ragione per cui il governo Conte ha deciso di disinnescare le clausole di salvaguardia, mettendo in agenda le misure per sterilizzare l’aumento dell’iva. Anche perché, è bene ricordarlo, i consumi mostrano già oggi un andamento traballante: ad aprile hanno subito una flessione di oltre il 5% su base annua, benché il calo sia attribuibile in parte alla Pasqua anticipata rispetto al 2017. 

Eppure, tempo fa l’attuale ministro dell’Economia, Giovanni Tria, aveva prospettato l’idea di lasciare che l’iva aumenti automaticamente, in modo da poter coprire le minori entrate derivanti dall’introduzione della Flat Tax, la tassa con una o due aliquote al 15 e 20% che la maggioranza Lega e 5Stelle hanno inserito nel programma di governo. Meglio bloccare l’iva, allora, o introdurre la Flat Tax? Per Luigi  Di Maio, a quanto pare, si può fare entrambe le cose. Parola di ministro.

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