Iva sui bar: e se l’Italia la dimezzasse come la Svezia per facilitare le assunzioni?
Iva sui bar: e se l’Italia la dimezzasse come la Svezia per facilitare le assunzioni?
Economia

Iva sui bar: e se l’Italia la dimezzasse come la Svezia per facilitare le assunzioni?

A Stoccolma hanno deciso di abbassare dal 25 al 12 per cento le imposte sui prodotti di caffè e ristoranti, per rilanciare il settore e i consumi. Ed è partito il turbo alle assunzioni: solo nei primi tre mesi dopo il taglio dell’aliquota sono stati creati 9.500 nuovi posti di lavoro

Se si osservano i numeri della realtà italiana, l’entusiasmo per la ricetta svedese deve forse smorzarsi. In primo luogo perché nel nostro Paese l’aliquota fiscale sulla somministrazione al pubblico di cibi e bevande è già agevolata, e inferiore a quella scandinava: se si escludono alcune categorie come vino e caffè, si ferma al 10 per cento.

E poi perché la riduzione comporterebbe un minore gettito di almeno un paio di miliardi per l’erario: trovare risorse compensative, così da evitare danni ai conti pubblici, sarebbe difficile.

«Abbiamo calcolato che un punto di iva vale 20 milioni di euro di liquidità peril settore» spiega Lino Stoppani, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi, «quindi passare dal 10 al 5 percento libererebbe risorse per un centinaio di milioni. Però non è detto che finirebbero tutti in nuovi contratti.

In linea di massima la ristorazione italiana è il comparto che ha difeso meglio l’occupazione, perdendo solo il 10 per cento degli addetti dall’inizio della crisi. Ma lo ha fatto comprimendo all’osso i margini: basti dire che il saldo negativo tra aperture e chiusure, 5 mila punti vendita solo nel primo semestre di quest’anno, è uno dei più alti di sempre».

«Di certo un minor carico fiscale favorirebbe qualche stabilizzazione in più» aggiunge Alessandro Cavo, pasticciere e numero uno dei giovani di Ascom-Confcommercio a Genova.

«Le entrate perse dallo Stato potrebbero essere recuperate dall’effetto volano che si registrerebbe con i maggiori consumi e introiti del fisco. Tuttavia, mi pare un’idea di difficile realizzazione, visto che la pressione generale su bar e ristoranti è tutt’altro che in discesa. Se vogliamo copiare il modello svedese, facciamolo a partire dai servizi che lo Stato eroga in cambio delle imposte».

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