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Economia

Italia-Germania, la partita si gioca sul tasso zero

Differenti condizioni per banche, assicurazioni e debito pubblico. Perché Roma vuole il costo del denaro ai minimi e Berlino no

“Vulnerabili in uno scenario di tassi a zero”. Così gli analisti del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) hanno definito in un report di questi giorni le banche e le compagnie assicurative tedesche. In poche parole, l'analisi dell'Fmi è riuscita a riassumere (involontariamente) tutte le ragioni che oggi stanno alla base del duello a distanza tra Italia e Germania sulla politica monetaria di Eurolandia. A Francoforte, alla guida della Banca centrale Europea, c'è un italiano di nome Mario Draghi, che è stato capace di compiere un'impresa considerata quasi impossibile fino a qualche anno fa: l'azzeramento totale del costo del denaro, nonostante le resistenze d della Bundesbank, la banca centrale della Germania.

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Ma perché i tedeschi sono così contrari alla politica dei tassi a zero? La risposta l'hanno data proprio gli analisti dell'Fmi nella loro radiografia del sistema creditizio “teutonico”. In Germania, secondo il Fondo Monetario, ci sono molti istituti di credito con un business tradizionale, basato sui margini d'interesse, cioè sulla differenza tra quanto si ricava col denaro raccolto e con quello dato a prestito.

È il caso di molte banche e casse di risparmio regionali tedesche (Landesbanken) che, di fronte alla politica del tasso-zero voluta dalla Bce, hanno visto cadere anche i loro margini d'interesse, incontrando parecchi problemi di redditività. Stesso discorso per le compagnie di assicurazione che, in passato, hanno emesso polizze che davano un rendimento minimo garantito di almeno il 2-3% annuo, generalmente ottenuto investendo in obbligazioni e titoli di stato.

Ora che i Buoni del Tesoro di tutti i paesi di Eurolandia danno pochi decimi d'interesse (o addirittura hanno tassi negativi come nel caso dei Bund), per le compagnie assicurative tedesche diventa sempre più difficile mantenere le loro promesse iniziali, scritte nero su bianco nei contratti. Anzi, più che difficile, è diventato ormai impossibile, tanto che diversi gruppi del settore sono pronti a fare armi e bagagli per uscire dal Ramo Vita, in cui vengono venduti i prodotti con interesse minimo garantito. Infine, come se non bastasse, non va dimenticato neppure che il pil tedesco cresce a ritmi abbastanza tonici (+1,7% nel 2016) e non ha bisogno degli stimoli che arrivano della Bce.


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Sul fronte opposto, la politica del tasso zero non può che far piacere ad altri paesi come l'Italia, che si muovono in uno scenario ben diverso rispetto a quello della Germania. Il nostro paese, che ha un debito pubblico sopra il 130% del pil, grazie alle politiche di Draghi riesce a risparmiare ogni anno una montagna di miliardi di interessi, che graverebbero inevitabilmente sulle casse pubbliche, sottraendo risorse al taglio delle tasse o alle politiche per lo sviluppo. Certo, anche le banche e le imprese assicuratrici italiane non godono all'idea di doversi confrontare con un contesto di tassi a zero per lungo tempo.

Tuttavia, almeno nel caso delle compagnie assicurative, i gruppi del nostro paese sembrano messi meglio rispetto ai loro omologhi tedeschi. A sostenerlo è stato anche l'Ivass, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni, che di recente ha rilevato che molte compagnie italiane hanno da tempo messo da parte la proposta di polizze con rendimento minimo garantito. L'incidenza di questi prodotti sul totale del ramo Vita è infatti progressivamente diminuita negli ultimi anni, a differenza di quanto è avvenuto in altri paesi europei come appunto la Germania. Nelle strategie sul campo, insomma, i tedeschi hanno qualcosa da imparare, almeno quando si parla di assicurazioni.


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