Intesa Sanpaolo: ecco i tre pilastri del nuovo piano industriale
SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica
Intesa Sanpaolo: ecco i tre pilastri del nuovo piano industriale
Economia

Intesa Sanpaolo: ecco i tre pilastri del nuovo piano industriale

Gli esuberi sono 4.500, ma saranno tutti riassorbiti nelle nuove iniziative della banca che darà un contributo all'economia di oltre 200 miliardi di euro entro il 2017

Un utile netto di 4,5 miliardi di euro nel 2017 e oltre 200 miliardi di contributo all’economia, tra cui 170 miliardi di nuovo credito per famiglie e imprese, 10 miliardi cash per gli azionisti e altrettanti per lo Stato, sotto forma di imposte.

Questo l’obiettivo ambizioso del nuovo piano industriale per i prossimi quattro anni di Intesa Sanpaolo, prima banca italiana per asset che ha chiuso il 2013 dopo una maxi pulizia nei conti con un rosso di 4,5 miliardi di euro (escludendo le rettifiche, il risultato sarebbe stato positivo per 1,2 miliardi) e che punta a "massimizzare la creazione del valore" in uno scenario che vede i tassi di riferimento Bce non superare lo 0,25% e il Pil crescere moderatamente dallo 0,5% atteso per quest’anno all'1,1% nel 2017.

I tre punti principali del piano messo a punto dagli uomini del ceo Carlo Messina riguardano l'aumento della redditività, la riduzione dei costi e la gestione dinamica del credito e dei rischi.

Partiamo dal punto più doloroso, i tagli che porteranno risparmi per 800 milioni di euro. Nel complesso, Intesa Sanpaolo ha stimato 4.500 esuberi, che saranno comunque tutti riassorbiti sulle iniziative prioritarie del gruppo.

Ai piani alti di Ca' de Sass si è messa in cantiere una complessa semplificazione societaria e organizzativa del gruppo in Italia, la quale porterà la riallocazione di 2.600 dipendenti in attività commerciali.

Il piano, in particolare, prevede il passaggio da 7 società prodotto a una sola (il nuovo Mediocredito Italiano), che sarà il polo dedicato alla finanza d’impresa (servizi di consulenza, credito specialistico a medio – lungo termine, leasing e factoring), mentre sarà estesa l'offerta trading di Banca Imi, la banca d’investimento del gruppo, destinata a diventare "il motore chiave della crescita per i clienti corporate, istituzionali e retail".

Dai 17 marchi che compongono la Banca dei Territori si passerà a 11 banche integrate nel biennio 2014 – 2015 e sarà costituita una nuova divisione, con il brand Banca 5, che si avvarrà di 3.000 gestori dedicati, forti di un’offerta di cinque prodotti chiave e circa 5 milioni di clienti "mass market", ossia le famiglie con una ricchezza finanziaria inferiore a 50.000 euro.

Per quanto riguarda il risparmio gestito, è prevista la creazione di un polo del private banking (clienti di fascia alta e i cosiddetti Paperoni), in cui confluiranno Banca Fideuram e la divisione private di Intesa Sanpaolo, di un polo dell’asset management (che ingloba i fondi Fideuram in Eurizon) e di un polo assicurativo, in cui saranno convogliate le polizze Fideuram Vita e Intesa Sanpaolo Vita.

Sul fronte dei tagli alla rete distributiva, che porteranno alla riallocazione di 1.400 dipendenti, è prevista la chiusura di 800 filiali, di cui 300 entro fine anno, che porteranno gli sportelli attivi in Italia a 3.300, nella maggior parte dei quali saranno allestite aree self – service ad elevata automazione.

Accanto agli sportelli, la Banca dei Territoripunterà molto sull'offerta fuori sede grazie a un team di 2.000 gestori "personal" (dotati di patentino da promotore finanziario) destinati a una clientela "affluent" (con una ricchezza finanziaria tra 50 e 500.000 euro). Il portafoglio immobiliare della banca sarà ridotto: 200.000 metri quadrati in meno.

Quanto alla dinamica della gestione del credito, che porterà alla riallocazione di 500 persone, il piano punta alla semplificazione e all’aumento della velocità nella concessione, ottimizzando i rischi e migliorando il monitoraggio dei crediti e dei controlli, che dovrebbero far calare le rettifiche sui crediti dai 7,1 miliardi del 2013 a 3 miliardi nel 2017

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