Imu seconda rata, e ora scoppia il caos delle aliquote
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Imu seconda rata, e ora scoppia il caos delle aliquote
Economia

Imu seconda rata, e ora scoppia il caos delle aliquote

Dai negozi alle case in affitto, dai teatri agli alloggi popolari, in alcuni Comuni sono state deliberate decine di diverse categorie contributive

Chi pensava che, con le definitive delibere comunali sulle aliquote Imu per le seconde case arrivate il 9 dicembre fosse stata scritta la parola fine sulla intricata e vergognosa vicenda del pagamento della tassa sugli immobili, rimarrà ancora un volta deluso. Sulla tortuosa e accidentata strada che dopo mesi e mesi di tira e molla ha portato alla definizione dei criteri di versamento dell’Imu infatti, mancava la classica ciliegina sulla torta. Nel caso specifico stiamo parlando della vera e propria giungla di aliquote che in alcuni Comuni è stata propinata ai proprietari di seconda abitazione o di immobili commerciali.

COME METTERSI IN REGOLA CON LA SECONDA RATA DELL'IMU

Sindaci evidentemente colpiti da forti sensi di colpa e con una coda di paglia lunga un chilometro, hanno voluto infatti cercare di alleviare la stangata della seconda rata, variando il più possibile gli esborsi, ma generando per questa via un caos, se possibile, ancora maggiore di quello che finora aveva contribuito a creare il governo a forza di indecisioni e rinvii.

IMU, IL GOVERNO A CACCIA DI COPERTURE

E allora, tanto per fare qualche esempio pratico, i cittadini di Milano si ritroveranno a fare i conti con ben 10 diverse aliquote, che spazieranno dalla minima di 7,6 per mille alla massima di 10,6 per mille, a seconda che si sia proprietari di una bottega in cui si esercita una propria attività o di una seconda casa locata o sfitta. Non è andata certo meglio a Roma, dove le aliquote approvate sono sei, e anche qui variano dagli alloggi popolari, per i quali è stata varata una contribuzione ad hoc pari al 6,8 per mille, ai cinema, teatri e immobili di proprietà delle Onlus che contribuiranno invece con il 7,6 per mille.

E ancora, continuando in questo festival dei millesimali, troviamo Torino, dove invece le diverse aliquote con cui fare i conti sono ben sette o Napoli dove tra le cinque categorie di versamento individuate, ce n’è una che riguarda le abitazioni date in affitto concordato alle giovani coppie, per le quali l’aliquota è fissata al 6,6 per mille. Ma in questa poco commendevole corsa a chi rende le cose più complicate per i contribuenti, a primeggiare è sicuramente Bologna. Sotto le torri della Garisenda e degli Asinelli infatti, i malcapitati cittadini dovranno districarsi tra addirittura undici diverse aliquote che vanno da quella del 7,6 per mille delle abitazioni concesse a uso gratuito a parenti e affini di primo grado, fino al 9,4 per mille per botteghe e negozi.

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E se difficile sarà riuscire a farsi correttamente i conti su quanto pagare, altrettanto poco agevole risulta anche solo reperire le aliquote definitive varate dai singoli Comuni. In teoria infatti esse dovrebbero essere disponibili sui siti Internet dei rispettivi municipi, ma molti di essi non risultano ancora aggiornati rispetto alle ultime delibere consiliari. Per non parlare del sito del ministero dell’Economia che, nella parte del dipartimento delle politiche fiscali, dovrebbe anch’esso riportare le aliquote in questione. Peccato però che anche qui i dati risultino tutt’altro che completi e aggiornati. Insomma, una vera e propria corsa a ostacoli anche per chi vorrebbe correttamente compiere il proprio dovere di onesto cittadino contribuente.

Il risultato è che alla fine molti saranno i soggetti costretti a rivolgersi a commercialisti e Caf, salvo scoprire però che anche questi ultimi, almeno per il momento, nonostante siano, come dire, professionisti del settore, si ritrovino in una condizione di assoluta incertezza. E intanto il tempo stringe, e il 16 dicembre praticamente è dietro l’angolo.

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