Imu sulle case di pregio: e se tornasse?
Imu sulle case di pregio: e se tornasse?
Economia

Imu sulle case di pregio: e se tornasse?

Lo stop all’aumento dell’Iva potrebbe essere finanziato con la tassa sugli immobili applicata alle abitazioni di pregio

Tasse che vanno, tasse che vengono. Non c’è proprio verso di far tornare i conti al ministero dell’Economia, senza che almeno una delle due imposte più chiacchierate di questi ultimi mesi non torni a fare pericolosamente capolino. E allora, se si vuole dire definitivamente addio all’Imu sulla prima casa, pare proprio che non si potrà fare a meno del preventivato aumento dell’Iva dal primo ottobre. Ma se invece si vuole evitare questo ulteriore aggravio della spesa dei consumatori italiani, con le ricadute che in generale vengono prospettate sul commercio al dettaglio, allora bisogna far rientrare dalla finestra proprio l’imposta sugli immobili. Certo non in maniera generalizzata, ma con alcuni aggiustamenti che potrebbero forse far quadrare finalmente il cerchio.

IMU, ECCO FINORA CHI HA PAGATO DI PIU'

La proposta è stata rilanciata, visto che già in passato ne aveva parlato più volte, dal viceministro dell’Economia Stefano Fassina. Secondo l’esponente del governo, si potrebbe pensare di far pagare la seconda rata dell’Imu alle abitazioni principali di pregio. Dimore di prestigio magari, che finora sono state incluse a pieno titolo nel calderone delle prime case su cui abolire l’Imu. Un vantaggio di cui tra l’altro hanno già beneficiato per quanto concerne la prima rata di giugno. Ora però il clima di forte contrapposizione che si sta creando, soprattutto fra governo Pdl, forza di maggioranza che più di altre spinge per l’annullamento dell’aumento dell’Iva, sta facendo balenare l’idea che forse chiedere un sacrificio a proprietari di casa tutto sommato molto benestanti potrebbe essere la soluzione migliore.

SE IL GOVERNO NON SA SCEGLIERE TRA IMU E IVA

Tra l’altro, basta fare due conti per capire che la proposta di Fassina un suo fondamento ce l’ha. Al momento infatti l’intera copertura della seconda rata dell’Imu costerebbe alle casse dello Stato qualcosa come 2,5 miliardi di euro. Fondi che bisogna reperire in tutti i modi se davvero si vuole alleggerire tutte le abitazioni principali dal peso dell’Imu. Ma se la tassa in questione si tornasse ad applicare per gli immobili di lusso, anche soltanto per quanto concerne la seconda rata, allora si potrebbe racimolare ben più di un miliardo. E’ vero infatti che stiamo parlando del 10% delle abitazioni principali interessate dall’imposta, ma è anche vero che parliamo di costruzioni che prevedono un gettito molto più sostanzioso. I fondi così reperiti, secondo quanto dichiarato dallo stesso viceministro Fassina, potrebbero allora essere utilizzati non solo per coprire lo slittamento dell’aumento dell’Iva da ottobre a fine anno, ma anche per concedere qualche agevolazione alle imprese. Sarebbe possibile infatti per gli imprenditori ottenere la deducibilità dell’Imu per i capannoni, per i negozi e per i laboratori artigianali.

QUELLO CHE CHIEDONO GLI IMPRENDITORI AL GOVERNO

Tra l’altro un ulteriore colpo alle certezze di chi pensava di aver trovato quantomeno le risorse necessarie ad eliminare interamente l’Imu sulla prima casa è arrivata in queste ore dalla Corte dei Conti. Nel corso di un’audizione in Parlamento infatti, i giudici contabili hanno espresso forti perplessità sul fatto che i 600 milioni messi a bilancio per la sanatoria sulle slot machine possano realmente essere incassati dallo Stato per poi essere messi a copertura dell’abolizione della tassa sugli immobili appunto. Dubbi questi che alimentano invece la convinzione di chi da tempo sostiene che la strategia finora adottata per l’imposta sulla prima casa debba essere almeno in parte rivista. A perderci sarebbe qualche ricco proprietario di abitazioni lussuose, a guadagnarci invece potrebbero essere tutti i consumatori, che vedrebbero almeno per qualche mese allontanarsi sul serio lo spettro dell’aumento dell’Iva.

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