Imu, terreni agricoli: ecco perché i contadini tremano
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Imu, terreni agricoli: ecco perché i contadini tremano
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Imu, terreni agricoli: ecco perché i contadini tremano

Il pagamento della seconda rata della tassa sugli immobili significherebbe un salasso da 400 milioni di euro

E’ la questione che sta bloccando il via libera definitivo al provvedimento di abolizione della seconda rata dell’Imu sulle abitazioni principali: i terreni agricoli devono essere ricompresi nel beneficio, come accaduto già in occasione della prima rata e come promesso più volte dal governo, oppure no? Intorno a questo nodo si sta combattendo una battaglia politica che trova la sua giustificazione in numeri e bilanci da far quadrare.

Da una parte ci sarebbe il ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo, che come in occasione del provvedimento che abolì la prima rata dell’Imu, si sta battendo affinché fabbricati rurali e terreni agricoli siano ricompresi nel provvedimento. Dall’altra il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, alla prese con il difficile compito di trovare le coperture finanziarie. Finora infatti sarebbero stati rastrellati circa due miliardi di euro, ma all’appello mancherebbero circa 400 milioni, guarda caso proprio quelli necessari a coprire la seconda rata Imu sui terreni agricoli. E’ chiaro dunque che non si sta parlando di bruscolini, ma di un gettito che, se confermato, rappresenterebbe un colpo durissimo per gli agricoltori, già alle prese con una crisi durissima.

“Avevamo avuto rassicurazioni che questa tassa, assolutamente iniqua per il settore, perché colpisce beni strumentali indispensabili all’attività d’impresa, non sarebbe stata ripristinata  – attacca Giuseppe Politi, responsabile di Agrinsieme, il coordinamento di associazioni di categoria che riunisce Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative -. Sembra, invece, che non sia così. E questo senza che ci sia mai stato un confronto diretto con il governo. Ciò è inaccettabile perché viola qualsiasi patto fiscale”. Una violazione che come detto potrebbe avere effetti devastanti su migliaia di piccole imprese, che dal mancato pagamento dell’Imu potrebbero trarre invece una benefica boccata d’ossigeno in un momento critico come quello attuale.

“Questa esclusione –continua Politi - ha il sapore della beffa. Tra promesse e smentite questa storia va avanti da mesi. Siamo passati dall’abolizione della prima rata, all’indeterminatezza sulla seconda, per arrivare oggi a sapere che gli agricoltori non saranno più esentati. Un clima di incertezza che ha reso difficile programmare, fare investimenti, prendere decisioni”. Non solo dunque i bilanci presenti di molte imprese agricole sarebbero a rischio, ma anche una corretta programmazione di futuri investimenti diventa impossibile di fronte ad un quadro normativo che non trova una sistemazione definitiva.

Un piccolo sforzo, anche se minimo, è stato fatto. Sembra infatti che il governo abbia inserito i fabbricati rurali nel decreto di abolizione. Ma si tratta di un’elemosina, visto che parliamo di una ventina di milioni di euro. Il vero salasso è rappresentato dai terreni agricoli, sui quali come detto grava una spada di Damocle da circa 400milioni di euro. Senza contare che la batosta fiscale potrebbe anche aumentare. I Comuni infatti, per recuperare parte del gettito delle prime case, potrebbero decidere anche di alzare l’aliquota sui terreni agricoli, fissata al momento al 7,6 per mille. Una scelta che tra l’altro avranno tempo di fare fino a sette giorni prima del termine di scadenza del pagamento.

Una vera tortura dunque per migliaia e migliaia di agricoltori che attendono, appesi a un filo di speranza, di sapere come dovranno comportarsi. La decisione dovrebbe arrivare martedì, con il prossimo Consiglio dei ministri, e allora vedremo se alla fine l’avrà spuntata la De Girolamo oppure avranno avuto la meglio i conti di Saccomanni.

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