Imprese e famiglie, cosa cambia dopo la mossa della Bce
Carlo Carino / Imagoeconomica
Imprese e famiglie, cosa cambia dopo la mossa della Bce
Economia

Imprese e famiglie, cosa cambia dopo la mossa della Bce

Grazie alla mossa di Draghi le aziende italiane potranno risparmiare oltre 2 miliardi di euro. Cambia poco o nulla invece per i consumatori

L'ampio risalto dato dai media alla mossa della Bce di ridurre il costo del denaro ha una ragione ben precisa: la decisione di Draghi, oltre alle immediate conseguenze su mutui e conti deposito, dovrebbe avere l'effetto di stimolare l'economia reale che in Europa, e soprattutto in Italia, fatica a ripartire.

In che modo? Lo ha calcolato la Cgia di Mestre ipotizzando un taglio al dettaglio in una misura pari a quella del tasso di riferimento. Una cosa non del tutto scontata: se le banche alla fine non recepiranno in pieno la riduzionde dello 0,25%, gli effetti calcolati dall'associazione degli artigiani potrebbero essere sovrastimati.

Draghi taglia i tassi: per chi è una buona notizia

Fatta questa doverosa premessa, ecco gli effetti sulle imprese italiane: a fronte di un indebitamento delle nostre aziende nei confronti delle banche che ha raggiunto una cifra pari a 921,5 miliardi di euro, la riduzione del tasso di riferimento allo 0,25% potrebbe dar luogo a un "effetto sconto" sugli interessi annui a carico delle aziende di almeno 2,3 miliardi di euro.

Spalmato su tutte le imprese del sistema Italia, il taglio ai costi si traduce in un beneficio annuo di almeno 443 euro.

A livello regionale, sempre in base alle stime della Cgia di Mestre, i più avvantaggiati dal taglio al costo del denaro saranno gli imprenditori della Lombardia, del Trentino Alto Adige e dell'Emilia Romagna, che potranno beneficiare (in linea puramente teorica) di un taglio della spesa per interessi pari rispettivamente a 758, 674 e 604 euro per impresa.

Per quanto riguarda le famiglie, invece, le cose cambiano solo per chi ha comprato casa grazie a un mutuo a tasso variabile.

Sul fronte dei consumi, invece, la mossa di Draghi potrà far poco o addirittura nulla.

Perché? Chi ha già acquistato o sta per accedere a un prestito personale senza garanzie per acquistare un bene di consumo, per esempio un'automobile, in genere ottiene un finanziamento a interesse fisso.

Inoltre, molte banche e finanziarie negli ultimi mesi a causa della crisi hanno stretto i rubinetti aumentando il costo del credito.

Qualche esempio: nonostante la Bce dalla fine del 2010 al quarto trimestre 2012 abbia ridotto il costo del denaro dall'1% allo 0,75%, il tasso medio applicato sui prestiti al consumo nello stesso periodo invece di scendere è salito di mezzo punto percentuale sfiorando il 12%.

Finanziamenti più salati, che hanno avuto conseguenze dirette sul mercato del credito e, infine, sui consumi: i prestiti al consumo sono scesi dell'11,7% nel 2012 e del 5,9% nei primi tre mesi di quest'anno secondo Prometeia.

Quanto ai consumi, nel 2012 sono calati quasi di 3 punti percentuali, il peggior dato registrato dal 1997.

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