Imposta di bollo, nuova stangata sui risparmi
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Imposta di bollo, nuova stangata sui risparmi

Aumenta la mini-patrimoniale sui prodotti finanziari, mentre il Senato boccia l'emendamento che avrebbe salvato i piccoli investitori. Ecco quanto costerà la tassa

Anno nuovo, nuova stangata sui risparmi. Si possono riassumere così gli effetti dell'imposta di bollo sui prodotti finanziari, cioè la mini tassa patrimoniale introdotta alla fine del 2011 dal governo Monti e appena innalzata dall'esecutivo guidato da Enrico Letta, con l'ultima Legge di Stabilità . Si tratta, per chi non la conoscesse ancora, di un prelievo che colpisce tutte le somme versate dagli italiani nei più diffusi prodotti del risparmio come i conti di deposito, i fondi comuni d'investimento, alcune categorie di polizze sulla vita (unit e index linked) o i conti-titoli delle banche, in cui vengono custodite le azioni e le obbligazioni.

TUTTO SULLA LEGGE DI STABILITA'

Questo balzello oggi è pari allo 0,15% del capitale investito e salirà nel 2014 allo 0,2% (2 per mille). Tradotto in soldoni, ciò significa che un investitore con un capitale di 100mila euro oggi paga una tassa di 150 euro all'anno (lo 0,15% di 100mila) e nel 2014 pagherà invece 200 euro (lo 0,2% di 100mila). Nulla di drammatico, se non fosse per un piccolo particolare tutt'altro che trascurabile. Per la mini-patrimoniale, è prevista da sempre una soglia minima d'imposta, fissata a 34,2 euro, che penalizza in maniera iniqua soprattutto i piccoli risparmiatori. Per capirlo, basta prendere in considerazione un esempio concreto. Se un investitore investe appena mille euro in un'azione o in un fondo comune, dovrebbe pagare in teoria appena 2 euro di bollo (lo 0,2% dI 1.000). A causa della presenza della soglia minima d'imposta, invece, lo stesso investitore sarà costretto a pagare una tassa di 34,2 euro all'anno, che corrisponde al 3,42% del suo capitale. Ancor peggio se la passerà chi possiede una cifra inferiore, pari ad appena 500 euro. Anche in questo caso, la tassa da pagare sarà di 34,2 euro all'anno (la soglia minima) che corrisponde a quasi il 7% del capitale.

EMENDAMENTO BOCCIATO

Per alleviare la stangata sui piccoli risparmiatori, in Senato era stato presentato un emendamento alla Legge di Stabilità, che accoglieva le proposte della Banca Popolare Etica e di alcuni professionisti dell'industria finanziaria come Alberto Foà (fondatore della società di gestione AcomeA). In particolare, l'emendamento mirava proprio a eliminare la soglia minima d'imposta e a esentare dalla tassa i piccoli patrimoni, inferiori a 5mila euro. L'aula di Palazzo Madama, dove la Legge di Stabilità è passata a colpi di fiducia, ha però bocciato le modifiche e ha lasciato l'imposta di bollo così com'è. Ora, la palla passa alla Camera anche se le speranze di un cambiamento di rotta rispetto al Senato si affievoliscono sempre più.

Non va dimenticata, infine, un'altra anomalia che questo nuovo balzello sui risparmi porta con sé fin dalle origini. Nel colpire i prodotti d'investimento, l'imposta di bollo usa da sempre due pesi e due misure: sono infatti esenti dalla tassa i fondi pensione e i fondi sanitari mentre sui conti correnti bancari e sui libretti postali il prelievo viene applicato con una somma fissa di 34,2 euro all'anno (senza l'aliquota dello 0,2%) e con una soglia di esenzione per le giacenze sotto i 5mila euro. Si giunge così al paradosso di vedere che un ricco investitore con qualche milione di euro sul conto corrente paga per il bollo la stessa cifra (cioè 34,2 euro) versata da un piccolo risparmiatore che ha impiegato appena mille euro in un titolo azionario o in un fondo comune.

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