Per l'Italia del 2014 l’immobilismo politico è un pericolo
ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI
Economia

Per l'Italia del 2014 l’immobilismo politico è un pericolo

L’enorme incertezza produrrà costi giganteschi non solo in termini di gettito perso ma anche in termini di costi della crescita

Dove vuole andare l’Italia? L’ultimo rapporto Censis fotografa un Paese stanco, demotivato, in uscita da una lunga estenuante apnea. Lo stesso rapporto sottolinea però che alcune forze, finora represse, alimentano il vento del dinamismo: giovani donne imprenditrici, immigrati e giovani italiani che lavorano e studiano all’estero. Nelle primarie del Partito democratico stravince Matteo Renzi. L’Italia vuole cambiare e questa volta non solo per protesta, come con Beppe Grillo, ma vuole cambiare in modo più consapevole. Dove è invece «destinata» ad andare l’Italia, almeno per il prossimo anno? La mancanza di una nuova legge elettorale costituisce uno degli ultimi baluardi dei protagonisti degli ultimi vent’anni e ne garantisce la sopravvivenza almeno per il prossimo anno. Le tenui prospettive di crescita per il 2014 potrebbero essere di nuovo disattese dai tre mali degli ultimi anni: l’attenzione dei politici sui propri interessi particolari, l’immobilismo e l’incertezza che accompagna ogni tentativo di riforma. Un esempio per tutti: qualunque economista sa che la caratteristica peggiore di una riforma delle tasse è l’incertezza derivante da continui cambiamenti. Le riforme delle tasse sono efficaci (cioè contribuiscono ad aumentare il gettito e a guidare gli incentivi) se sono in grado di ancorare le aspettative future. A dispetto di questo, il governo e il ministero dell’Economia annunciano cambiamenti alla tassa sulla casa e al sistema fiscale giornalmente e a pochissima distanza dal momento in cui quelle tasse devono essere pagate. La sensazione del Paese e delle istituzioni europee è quella di una politica economica in balia di qualunque forza politica o sociale che richieda anche all’ultimo momento emendamenti radicali. L’enorme incertezza produrrà costi giganteschi non solo in termini di gettito perso ma anche in termini di costi della crescita. L’incertezza paralizza le scelte economiche, il senso di confusione genera il panico. Non è un caso che le previsioni sulla crescita economica dell’Italia ricoprano un ampio spettro che va da incoraggianti prospettive di crescita a recessione persistente: dipende se si spera che l’immobilismo lasci il passo alle forze del dinamismo consapevole o se si è convinti che lo stesso rimarrà ben saldo almeno per il prossimo anno.

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Ester Faia

Nata nel 1973, laurea in Economia alla Bocconi e Ph.D. alla New York University, Ester Faia ha ricoperto diversi incarichi accademici e presso organismi internazionali. È professore ordinario alla Goethe University of Francoforte, senior fellow del Center for Financial Studies e research professor al Kiel Institute. È autrice di numerose pubblicazioni in qualificate riviste accademiche internazionali. Ha svolto incarichi per diverse banche centrali, centri di ricerca (tra i quali il CEPREMAP di Parigi e il Globalization Center della Dallas Fed) e università straniere. Ha ricevuto prestigiosi premi da istituzioni come l'Unione Europea, la Banca centrale europea e la Fondazione tedesca della ricerca. È consigliere di Buzzi Unicem dal 2012.

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