Ilva commissariata, 36 mesi per tornare alla normalità
DANIELE STEFANINI / Imagoeconomica
Ilva commissariata, 36 mesi per tornare alla normalità
Economia

Ilva commissariata, 36 mesi per tornare alla normalità

Via libera dal Consiglio dei ministri: Enrico Bondi gestirà la transizione. Sbloccati gli 8,1 miliardi sequestrati. Tutela ambientale in tempi rapidi

Un Consiglio dei ministri di breve durata per mettere nero su bianco, con un decreto legge di appena tre articoli, quello che già era stato anticipato: l'Ilva sarà commissariata. A tempo determinato: 36 mesi con una possibile proroga. Sarà Enrico Bondi, “in sede di prima applicazione del presente decreto il commissario straordinario dell'Ilva”. In un secondo momento il premier Enrico Letta potrà nominare un altro commissario che avrà “tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione dell'impresa e potrà avvalersi di due sub commissari nominati uno dal ministero dello Sviluppo economico e uno dall'Ambiente”.

Il commissariamento è previsto in presenza di uno “stabilimento di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva comporti pericoli degradanti per l’integrità dell’ambiente e della salute a causa della inosservanza delle norme”, recita il provvedimento. Il decreto, già ribattezzato “Salva Ilva bis”, prevede poi che siano svincolate “le somme per le quali in sede penale sia stato disposto il sequestro”: si tratta degli 8,1 miliardi di euro oggetto del maxi sequestro da parte della procura di Taranto su beni, conti e quote societarie. “Le predette somme - continua la bozza di decreto - sono messe a disposizione del commissario e vincolate alle finalità indicate al periodo precedente”. Una scelta necessaria per evitare la chiusura dello stabilimento che “avrebbe un impatto economico negativo per almeno otto miliardi di euro annui”, ha detto Flavio Zanonato, ministro per lo Sviluppo economico.

LA TUTELA AMBIENTALE RESTA PRIORITARIA

L'importanza strategica, però, non può far venire meno gli obblighi di tutela ambientale. L'obiettivo rimane dunque quello di risanare la fabbrica e continuare a produrre milioni di tonnellate di acciaio a cui il nostro paese non può rinunciare. Il tutto nel segno delle prescrizione dettate dall'autorizzazione integrata ambientale, che l'attuale gestione ha disatteso. Le falle nel percorso dell'Aia sono state individuate dai tecnici dell'Ispra che hanno effettuato un sopralluogo in fabbrica a fine maggio. Tra le prescrizioni non rispettate, la mancata copertura dei nastri trasportatori. Un quadro che accoppiato ai sequestri disposti dalla magistratura di Taranto hanno messo di fatto in ginocchio la fabbrica che dà lavoro a oltre undicimila persone.

Questo fa seguito alla nuova stretta imposta dal gip Patrizia Todisco che ha concesso all'Ilva la facoltà d'uso degli impianti sequestrati, pur confermando il sequestro di fine luglio. La nuova ordinanza non si discosta molto da quella vecchia, ma dispone che i carabinieri del Noe insieme ai custodi giudiziari facciano sulle aree sottoposte a sequestro i controlli ambientali per verificare il livello delle emissioni. In poche parole: se l'Ilva si discosterà ancora dai tempi previsti per il risanamento ambientale, rischia un nuovo e drastico giro di vite. Anche perchè ulteriori proroghe andrebbero soltanto a danno del diritto alla salute dei cittadini.

LA CHIUSURA COSTEREBBE 50 MILIONI AL MESE

Si stima che l'Ilva perda una cinquantina di milioni di euro al mese. E' la cifra che serve a pagare i dodicimila dipendenti dello stabilimento di Taranto, che pesano per due terzi sul monte stipendi dei 18mila addetti dell'intero gruppo (non solo l'acciaieria pugliese, ma anche gli insediamenti di Genova, Racconigi, Patrica e Novi Ligure).

Proprio venerdì scorso le banche hanno riattivato le linee di credito minime, senza le quali l'operatività dell'Ilva sarebbe stata definitivamente compromessa: in caso di default della finanza aziendale, il passo immediatamente successivo sarebbe stato lo spegnimento dei forni. Ma domani decideranno quali e quanti soldi sbloccare. Nelle prossime, quindi, si gioca molto del futuro economico dell'ottavo gruppo siderurgico al mondo. Il pool di banche non vuole chiudere i rubinetti. E questo sembrerebbe un elemento positivo, in vista del 12 di giugno, giorno di paga per i dipendenti. Che attendono fiduciosi gli stipendi e la prosecuzione, nonostante tutto, delle attività.

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