Le perplessità del Consiglio di Stato sul canone Rai
ANSA / GUIDO MONTANI
Le perplessità del Consiglio di Stato sul canone Rai
Economia

Le perplessità del Consiglio di Stato sul canone Rai

Tra le criticità ci sono la scarsa chiarezza normativa e sulla definizione di apparecchio televisivo, oltre ad alcuni problemi relativi alla privacy

I consumatori: "La prima rata va spostata a ottobre"

A poche settimane dalla prima bolletta dell'elettricità che contiene anche la tassa sulla tv, il decreto ministeriale sul canone Rai riceve una bocciatura dal Consiglio di Stato, chiamato in causa - per legge - a dare un parere su questo atto prima della sua promulgazione. E l'Unione Nazionale Consumatori chiede che Governo e Parlamento modifichino urgentemente la legge di stabilità, rinviando le scadenza della prima rata al mese di ottobre.

Il Consiglio di Stato di sofferma quindi su "alcuni profili di criticità" del regolamento "che dovrebbero trovare soluzione prima della sua definitiva approvazione" per "non condizionare il grado di efficacia di tale strumento normativo"

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Mancato rispetto dei termini

Uno dei primi aspetti segnalati, è che "l'adozione del decreto non è avvenuta nel rispetto del termine previsto dalla norma di riferimento e che non risulta espresso il concerto del Ministro dell'economia e delle finanze", come previsto dalla legge di Stabilità 2016; e "con il concerto - si sottolinea - il Ministro partecipa dell'iniziativa politica, concorrendo ad assumerne la responsabilità: pertanto, il concerto può essere manifestato da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non sotto la forma di semplice nulla osta al prosieguo dell'iter procedurale".

Ma un apparecchio televisivo cos'è?

Innanzitutto nel testo "manca un qualsiasi richiamo a una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo". E siccome oggi anche smartphone, tablet e altri apparecchi si prestano alla ricezione di programmi tv, "precisare che il canone di abbonamento è dovuto solo a fronte del possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder costituirebbe un elemento informativo particolarmente utile", in relazione agli obblighi contributivi dei cittadini.

Problemi di privacy

Il procedimento di addebito e riscossione del canone di abbonamento alla televisione presuppone uno scambio di dati fra i vari enti: Anagrafe tributaria, Autorità per l'energia, Acquirente unico spa, Ministero dell'interno, Comuni e alcune società private. Ma nelle norme non si fa alcun riferimento a questo tema che, "viceversa, potrebbe trovare soluzione quantomeno con la previsione di una disposizione regolamentare che espliciti che le procedure ivi previste avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy, sentito il Garante per la protezione dei dati personali".

Scarsa chiarezza normativa

Un ulteriore profilo di criticità è dato dal fatto che "non tutte le norme ivi previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara, tenendo conto dell'ampia platea di utenti cui le medesime si rivolgono": ne e' un esempio l'art. 3 del regolamento che "nell'individuare, ai fini dell'addebito del canone, le categorie di utenti, utilizza formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore"

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