I dieci paesi in cui la vita è più cara
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I dieci paesi in cui la vita è più cara
Economia

I dieci paesi in cui la vita è più cara

Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Stati Uniti e Canada nella top five

Mapping the World's Prices

Per il quarto anno consecutivo il rapporto della Deutsche Bank "Mapping the World's Prices" denuncia l'Australia come il paese più caro al mondo. Se poi specifichiamo che lo studio tedesco ha elaborato le sue tabelle evitando di comparare i vari prezzi in valore assoluto ma aggiustandoli per la parità del potere d'acquisto nelle singole nazioni, allora l'esplosione del costo della vita down under può davvero dirsi preoccupante. 

Gli australiani spendono in media il 12,4 per cento in più dei loro cugini statunitensi. Le cose non vanno molto meglio dei neozelandesi, che vivono nel secondo paese più caro al mondo, dove il costo della vita, sempre rispetto a quello americano, è più alto dell'11 per cento. 

Australia e Nuova Zelanda

Che in Australia la vita costi molto non è certo una novità. Secondo gli economisti questa impennata è una diretta conseguenza della capacità con cui il paese è riuscito fino ad oggi a non lasciarsi fagocitare dalla crisi finanziaria internazionale, cosa che avrebbe permesso ai prezzi di continuare a crescere a ritmi naturali, come invece non è successo nel resto del mondo. A prescindere da questo, per molte delle voci di riferimento del rapporto di Deutsche Bank i costi dell'Asutralia appaiono a dir poco proibitivi. Una camera d'albergo a Sydney costa più del doppio rispetto a New York, ma lo stesso, per fortuna, non vale ne' per Melbourne, ne' per la Nuova Zelanda, dove i costi sono la metà.

In entrambi i paesi costa molto la Coca-Cola ma non la birra, mentre jeans e scarpe sportive oscillano tra il 50 e il 70 per cento in più. Si spende di più per le automobili (soprattutto se importate), per telefoni e altre apparecchi tecnologici, benzina, trasporti e sigarette. Solo cinema, palestre e affitti commerciali sono molto più economici della media, ma da soli non bastano a ribilanciare il costo della vita generale. 

Inghilterra e Stati Uniti

Il terzo ed ultimo paese in cui il costo della vita è più alto rispetto a quello degli Stati Uniti è l'Inghilterra. La differenza non è così elevata come quella registrata in Oceania, ma resta significativa e si attesta sul 3,5 per cento. 

Anche qui affitti, benzina e camere d'albergo hanno prezzi stellari. Per tutte le altre categorie prese in esame dalla banca tedesca, invece, i prezzi sono più o meno equivalenti.  

Canada e Francia

Tra Canada e Stati Uniti la differenza è minima, mentre in Francia il costo della vita, pur rimanendo molto alto, scende già di un 10 per cento rispetto a quello americano. Affittare un'automobile costa il 57 per cento in più, nonostante tra il 2014 e il 2015 sia stata registrata una significativa riduzione delle tariffe, ma sono cari anche alberghi, benzina, jeans, scarpe da ginnastica e birre. Per cosa è vantaggiosa la Fracia? Trasporti pubblici, taxi, cinema, palestre e sigarette.  

Giappone e Germania

Sia in Germania che in Giappone il costo della vita è più basso rispetto a quello statunitense di una percentuale che oscila attorno al 15 per cento. La Prima è conveniente per alberghi, cinema, birra, trasporti pubblici, palestre e sigarette, ma non lo è per benzina, jeans e scarpe da ginnastica. In Giappone, invece, le voci più care sono quelle relative all'affitto di un'auto o di un ufficio, al costo della benzina, dei taxi e dei cinema. 

Hong Kong e Singapore

La differenza del costo della vita tra Hong Kong e gli Stati Uniti supera il 25 per cento. Lo scarto con Singapore, invece, va oltre il 35 per cento. Nell'ex colonia britannica costano moltissimo soprattutto gli affitti, a prescindere che si tratti di una casa, di un ufficio o di un'automobile. A Singapore, invece, oltre agli affitti costano molto anche benzina, jeans, scarpe da ginnastica e automobili, che raggiungono il picco record del 380 per cento in più rispetto ai valori registrati negli Stati Uniti. Ma in questo caso il problema non è il mercato, ma la politica con cui la città stato gestisce l'importazione dei veicoli. 

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