Economia

Grexit, l’ipotesi che potrebbe diventare una tragedia (greca)

“Dio ha creato la Grecia affinché gli italiani potessero guardarsi indietro e scoprire che esisteva un popolo peggiore di loro”. Pare che a formulare la frase sia stata in più occasioni la lingua biforcuta dello statista inglese Winston Churchill. …Leggi tutto

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“Dio ha creato la Grecia affinché gli italiani potessero guardarsi indietro e scoprire che esisteva un popolo peggiore di loro”. Pare che a formulare la frase sia stata in più occasioni la lingua biforcuta dello statista inglese Winston Churchill. Non prendiamocela con il popolo, per carità. Ma con i suoi governanti si. Eccome!

Perché se Atene è sull’orlo del baratro lo si deve a una politica sconsiderata durata anni, anni e anni. Peccato che a pagarne le conseguenze saremo tutti noi. Paghiamo pure ora, che sia chiaro! Ma semmai il Grexit dovesse verificarsi davvero (fatto da non escludere!) sarà il delirio. Altrochè tragedia greca!

Ma andiamo con ordine. Grexit sta per “uscita della Grecia dall’euro”. A coniare questo obbrobrio linguistico sono stati i signori in grisaglia del colosso finanziario Usa Citigroup. Pura fantascienza? No, purtroppo. E per assistere a questa prima assoluta (mai uno Stato del “club dei 17” ha voltato le spalle alla moneta unica!) potrebbe bastare aspettare fino il 17 giugno quando si terranno le elezioni all’ombra del Partenone convocate in fretta e furia dopo il “non-esito” dell’ultima consultazione.

Parafrasando George Clooney nei panni del festaiolo made in Campari si potrebbe aggiungere: “No governo, no party”. Quindi? Mettiamo che si decida per l’abbandono dell’euro. Come verrebbe gestito? Con quali conseguenze?

In soldoni: durante un week-end qualsiasi (sicuramente accadrebbe d’estate quando tutti sono sotto l’ombrellone a tentare di sembrare felici a ogni costo!), a mercati chiusi, Atene farà sapere ai maghi di Bruxelles che esce dall’euro. La Banca centrale greca convertirà il convertibile (depositi, crediti e debiti) in dracme agganciandolo al tasso di cambio usato ai tempi dell’ingresso nella moneta unica: 340,75 dracme per un euro (1 gennaio 2002)! Et voilà! Quello sarà l’inizio della fine!

Perché con la riapertura delle Borse la dracma perderà almeno il 40-50% del proprio valore. Ma c’è chi ipotizza addirittura il 70%. Risultato: tutti o quasi saranno ridotti alla fame o quasi. È come se dall’oggi al domani ognuno di noi perdesse il 40-70% dei propri averi!  Chiaro?

Risultato: tra corse agli sportelli, crac da brividi, dazi reintrodotti nell’immediato ed effetti-contagio di ogni genere e sorte ci sarà il panico. Con costi che potrebbero sfiorare anche i 100 miliardi l’anno per la sola Europa. E c’è chi si è preso la briga di calcolare quanto un simile evento peserebbe sulle tasche di ciascuno di noi. Italiani e spagnoli manco a dirlo pagherebbero più di tutti: 9.500-11.500 euro a cranio è la forchetta ipotizzata. Ai tedeschi andrebbe un po’ meglio: 8.500-10.500. E via di questo passo…

Come dire: non ci resta che incrociare le dita e sperare che non succeda! Frau Angie (Angela Merkel) vorrebbe un referendum sull’euro da tenersi insieme alle elezioni greche. L’idea insomma è che i greci non sarebbero così stupidi da seppellirsi (e seppellirci!) con le loro stesse mani. Ma la cancelliera tedesca è talmente odiata da quelle parti che difficilmente le si darà ascolto. O no?

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