Grecia, perché adesso i mercati hanno paura
Grecia, perché adesso i mercati hanno paura
Economia

Grecia, perché adesso i mercati hanno paura

Samaras contava sull'elezione anticipata del presidente, ma ha perso. Entro 30 giorni si andrà alle urne. In vantaggio Syriza

La Grecia torna nell’abisso. Antonis Samaras lo aveva detto. “Tutti devono mettersi una mano sul cuore e agire secondo il buonsenso”, ha detto il primo ministro greco poco prima dell’inizio del voto presidenziale, l’ultimo di tre. Se non fosse arrivato un segnale forte - almeno 180 voti - per il suo candidato Stavros Dimas, il Paese sarebbe dovuto andar alle urne nell’arco di 30 giorni. Eppure, il buonsenso non è arrivato. In compenso, è arrivata una nuova tornata elettorale, quasi sicuramente il 25 gennaio, e con essa è ritornata la tensione sui mercati finanziari. Ancora una volta. 

Invito tutti ad agire secondo il buonsenso

La scommessa di Samaras 
Il 2014 doveva esser l’anno nuovo, l’anno della riscossa, della Grecia, ma si è rivelato simile a ultimi cinque. È dal 2009 che Atene combatte contro i suoi fantasmi, alla ricerca di una duplice stabilità, politica ed economica. Per l’anno in corso è d’obbligo usare l’imperfetto, in quanto dopo essere uscita dalla recessione, la Grecia è tornata nell’incertezza politica. Entro fine gennaio si tornerà alle urne e con ogni probabilità vincerà il Syriza di Alexis Tsipras. Vale a dire, rifiuto del programma della troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue.

E possibile richiesta di rinegoziazione del Fiscal compact. Tradotto: uno scollamento ancora più marcato dall’attuale via dell’eurozona. Del resto, la scommessa del primo ministro in carica è stata persa. Quando Antonis Samaras, poche settimane fa, aveva indetto le elezioni presidenziali, tutti pensavano a un azzardo disperato. Pur di terminare l’incertezza politica del Paese, soprattutto riguardo all’uscita dal programma di salvataggio della troika, Samaras aveva chiamato al voto i parlamentari. In pratica, un estremo tentativo di unire il Paese per traghettarlo fuori dalle acque tempestose. 

Le avvisaglie della sconfitta

Che Dimas non avesse i voti, è risultato palese fin dalla mattina. Nell’apertura di seduta, la Borsa di Atene è apparsa subito pesante, con ribassi prossimi ai sette punti percentuali. Poi, è andata via via peggiorando sempre più, con un rosso a doppia cifra che ha trainato in territorio negativo tutte le altre piazze finanziarie europee, compresa Piazza Affari. Non solo. Dopo un anno relativamente sereno, sul mercato obbligazionario è tornata la tensione.

Il differenziale di rendimento fra i titoli di Stato greci con scadenza a dieci anni e il corrispettivo tedesco di pari maturity si è incrementato di oltre 25 punti base nelle fasi prima del voto presidenziale, fino a tornare intorno a quota 800 punti base.

Colpa delle incognite dietro al voto presidenziale, colpa dei dubbi sul futuro del Paese, colpa della spirale negativa che può generarsi in tutta l’eurozona, in modo del tutto indipendente dal voto ellenico. A Bruxelles, così come a Francoforte, è sempre più folto il fronte degli insofferenti. “Sono stati aiutati, foraggiati, sostenuti, e ora? Ora fanno di nuovo quello che vogliono, riportando il Paese nel baratro. Bene, che facciano ciò che desiderano fino in fondo, allora”, dice a denti stretti un alto funzionario della DG ECFIN della Commissione europea dietro anonimato. Parole che lasciano intendere, sia dal tenore sia dal tono utilizzato, che il supporto verso Atene verrà meno. 

La situazione può degenerare velocemente

La risposta dei mercati
Il responso degli operatori finanziari non è stato sereno. Tutt’altro. “La situazione in Grecia può degenerare velocemente. La scommessa di Samaras è stata troppo ardita e ora ci attendiamo una larga vittoria di Syriza, con una divisione di fatto fra il Paese e i partner internazionali”, ha scritto Citi a margine del voto presidenziale. Preoccupa il futuro e intimorisce la possibile risposta dell’Ue a questa nuova emergenza.

“È una situazione seria, perché la crisi politica in Grecia potrebbe fungere da detonatore per una maggiore frammentazione nell’eurozona, capace di rendere ancora più instabile tutta l’area”, ha detto invece Société Générale. Il contagio verso la zona euro non si può quindi escludere. E più l’area euro è divisa, più sarà difficile riagganciare la ripresa economica, con la conseguenza che l’attuale stagnazione potrebbe tramutarsi in recessione, capace di urtare l’intera economia globale. Inoltre, c’è il rischio che le elezioni elleniche spuntino le armi della Bce. “Riteniamo che ora sia più improbabile che la Bce lanci un programma di acquisto di bond governativi (Quantitative easing, o Qe, ndr) durante il consiglio del 22 gennaio, quindi prima del voto in Grecia”, ha scritto Morgan Stanley. Un quadro ben poco roseo per l’Europa. 

Cosa accadrà ora
Il futuro della Grecia è in mano ai greci. Entro trenta giorni dovranno decidere se continuare con gli sforzi fatti finora, oppure lasciare perdere cinque anni di fatica, dolore e sofferenza alla ricerca di un futuro più sostenibile. Da un lato la tentazione di dire basta, dall’altro la voglia di seguire la via per un’area euro più virtuosa. In mezzo, come ha ricordato Citi, lo spettro di una crisi ancora più lunga. 

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