Grecia, prepariamoci al quarto salvataggio
Amsa/Stephanie Lecoq
Grecia, prepariamoci al quarto salvataggio
Economia

Grecia, prepariamoci al quarto salvataggio

Degli 82 miliardi di nuovi prestiti nemmeno un euro è destinato ad investimenti. E la ripresa economica? Affidata alle liberalizzazioni. Un po' poco...

La domanda, che tradisce un certo scetticismo sull'efficacia delle misure adottate per evitare la Grexit, alla quale tutti cercano una risposta è: tra quanti anni torneremo a dover discutere della crisi della Grecia?

Vediamo qualche numero. Ammesso che tutto vada bene (cioè che il Parlamento approvi le misure oggetto dell'accordo di Bruxelles) Atene riceverà 82 miliardi di euro (che possono salire a 86) di nuovi prestiti: 16,4 dal Fondo Monetario Internazionale e 65,5 dall’Esm, il fondo di stabilità europeo. Dove andranno a finire questi soldi? Allora: 14,3 saranno usati per pagare i debiti verso l’Eurosistema; 9,9 per pagare i debiti al Fondo Monetario Internzionale e 5,5 per pagare i debiti privati come, ad esempio, i circa 100 milioni di euro che ha versato a una banca giapponese nella giornata del 14 luglio. Questi debiti sono “pericolosi” perché un privato, a differenza di una istituzione pubblica internazionale, non ha remore politiche a mandare un bancarotta chiunque se non paga, fosse anche uno Stato.

Bene: quindi nell’ipotesi più conservativa di 82 miliardi di prestiti, 31,7 andranno a pagare i debiti. Dei restanti: 17,2 andranno a pagare gli interessi; 7 per debiti di mora; 7,7 andranno a formare un cuscinetto di liquidità in capo alla Banca Centrale greca che potrà usarlo in caso di emergenza per le banche commerciali le quali, degli 82 miliardi iniziali, ne incasseranno 25. Notate niente di strano? Manca qualcosa? Manca un euro da investire nell’economia reale. Non c’è nulla. Tutti gli 82 miliardi di prestiti che Tsipras ha ottenuto serviranno per ricapitalizzare banche, pagare interessi, pagare debiti, pagare more ma nemmeno 1 euro è destinato all’economia reale intesa come investimenti pubblici. Niente. Zero. Nisba. Se, quindi, come è ormai noioso ripetere, il debito è sostenibile solo se c’è la crescita, su che cosa si crede che la Grecia possa fondare la sua crescita? Le condizioni imposte dalla Troika non sembrano adeguate allo scopo. Certamente non lo è l’aumento dell’Iva ma nemmeno il conferimento di beni pubblici per 50 miliardi ad un fondo fiduciario (che funge da garanzia del prestito) sembra utile allo scopo. Perché, in caso si riesca a valorizzare questo patrimonio davvero 50 miliardi, solo meno di 12,5 sono destinati ad investimenti pubblici. Ma chissà quando.

Certo, ci sono le liberalizzazioni, ma difficile pensare che un’economia schiantata come quella greca possa ottenere grandi benefici dall’obbligo di apertura domenicale dei negozi e una maggiore concorrenza del settore dei trasporti marittimi. Utile, per carità, Giusto, ci mancherebbe, ma decisamente poco. Insomma: a quanto pare anche questo terzo salvataggio della Grecia sembra essere stato disegnato addosso alle esigenze dei creditori (giustamente: sono quelli che pagano) e non addosso all'esigenza di far ripartire l'economia greca. Per questo credo che la risposta alla domanda iniziale sia: questione di mesi.

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