Gozzo Impianti: dopo il Ghana, 90 milioni per costruire il centro congressi di Algeri
Gozzo Impianti: dopo il Ghana, 90 milioni per costruire il centro congressi di Algeri
Economia

Gozzo Impianti: dopo il Ghana, 90 milioni per costruire il centro congressi di Algeri

In Africa le aziende italiane cercano e trovano nuovi mercati

Una recente commessa in Algeria da 90 milioni e rapporti consolidati in Ghana, il Paese sub sahariano dove il Pil cresce a un ritmo del 9 per cento annuo. A muoversi nel nuovo Eldorado è Luigi Gozzi, titolare dell’omonima azienda di Pianezza, in provincia di Torino, 300 dipendenti e 74 milioni di fatturato realizzando su commessa grandi impianti tecnologici.

Lui è il simbolo di quello che il continente africano può offrire alle nostre medie  imprese. Un business che comprende essenzialmente la realizzazione di grandi opere di urbanizzazione, infrastrutture e forniture di impianti produttivi e che può facilmente inserirsi nel solco dei rapporti già consolidati nella storia passata e recente da colossi come Enel o Eni.

In che modo? “Servono relazioni, istituzionali e private” commenta Gozzo “Il nuovo Ice (Istituto per il commercio estero) si muove e si sta muovendo, come sempre attraverso la rete delle sue ambasciate. Ma non è sufficiente. Occorre organizzare reti di imprese, iniziative di promozione territoriale, contatti tra associazioni produttive”.

Gozzo guarda ai Bric’s e poi all’Africa e commenta. “Non ci siamo. Occorre muoversi in anticipo, avere una visione. Come i cinesi. I Bric’s sono stati e sono ancora una valvola fondamentale per le nostre esportazioni, ma stanno rallentando. Lentamente, certo, ma comunque decrescono. L’Africa invece è in pieno boom, è più vicina a noi spesso anche culturalmente, ed è soprattutto affamata di produzione di qualità sulla quale non è disposta a mediare”.

In poche parole: quando si tratta di grandi opere, di forniture o infrastrutture tecnologiche l'Africa guarda all’Europa, più spesso all’Italia “costringendo le stesse aziende cinesi, che presto e prima di noi hanno cavalcato lo sviluppo africano e lo sfruttamento delle materie prime, ad allearsi con i fornitori italiani”.

In Africa si può fare business, con i cinesi o anche senza i cinesi (che hanno appena siglato un accordo di cooperazione sull’energia con il Mercato comune per l’Africa Orientale e Meridionale). Tenendo bene a mente i dati del Fondo monetario internazionale , che ha calcolato che nel 2012 l’Africa a sud del Sahara registrerà un incremento del Prodotto interno lordo vicino al 6 per cento e riuscirà ad attrarre investimenti per 90 miliardi di dollari.

“La mia prima commessa in Africa? Risale a 5 anni fa, quando una società di costruzioni di diritto ghanese, ma appartenente da tre generazioni a una famiglia di imprenditori italiani, mi ha contattato per partecipare alla gara per la costruzione di un albergo a 5 stelle ad Accra (capitale del Ghana), quello che oggi è il più importante del west Africa. Questa commessa è stata un trampolino di lancio. Ma non è stato facile. Le mie prime esplorazioni, solitarie, inconcludenti e speranzose in Africa risalgono infatti a più di dieci anni fa. Quando iniziai a capire che gli appalti con la pubblica amministrazione italiana e il mercato nazionale non mi avrebbero garantito un futuro”.

Oggi Accra è diventata un centro d’affari internazionale e per pernottare nella capitale occorre prenotare con settimane di anticipo. La primavera araba ha poi aperto nuove frontiere e anche lo studio legale internazionale Baker&McKenzie ha appena aperto una sua sede a Casablanca. “La commessa algerina (valore 700 milioni) è poi arrivata in virtù dei già consolidati rapporti africani. Si tratta di costruire il più grande centro congressi internazionali di Algeri, destinato a diventare un punto di riferimento per gli incontri di tutto il mondo arabo” continua Luigi Gozzo, “e noi siamo stati contattati dal general contractor, l’impresa di costruzioni cinese CSCEC, tra le prime dieci al mondo, per realizzare tutta la parte di impiantistica proprio perché il committente pretendeva  per la parte tecnologica l’alta qualità made in Europe. Il primo incontro lo abbiamo avuto nell’aprile 2011,e l’8 agosto avevamo già formalizzato ufficiosamente l’accordo. Insomma, una commessa da 90 milioni ottenuta in appena 4 mesi. In Italia, sarebbe stato un miraggio”.

Adesso è il momento della stesura dei contratti formali. Delle linee di credito garantite da Intesa San Paolo e dell’assicurazione sul rischio Paese, di cui si fa carico la Sace. “Il resto è lavoro. Cercando sempre nuovi orizzonti”.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti