Governo Renzi, quanto costa il programma economico
Giuseppe Lami/Ansa
Governo Renzi, quanto costa il programma economico
Economia

Governo Renzi, quanto costa il programma economico

Il taglio del cuneo fiscale sarà di 10 miliardi mentre il rimborso dei debiti alla pubblica amministrazione vale almeno 50-70 miliardi di euro. Il rebus delle coperture finanziarie

Taglio a due cifre per il cuneo fiscale e rimborso dei debiti della pubblica amministrazione. E' l'ambizioso programma economico che è stato esposto (molto vagamente) dal premier Matteo Renzi in Parlamento e che nei prossimi mesi dovrà confrontarsi con la fredda logica dei numeri. Resta da capire, infatti, dove il nuovo esecutivo troverà i soldi per finanziare le misure appena annunciate.

IL PROGRAMMA ECONOMICO DEL GOVERNO

Innanzitutto, il primo rebus da risolvere riguarda i provvedimenti sul cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro lordo, pagato dalle aziende, e le retribuzioni nette percepite dai dipendenti nelle buste paga, che oggi sono tenute sotto pressione da una quantità elevatissima di imposte e contributi. Al Senato, il premier ha parlato appunto di una riduzione a due cifre delle tasse sul lavoro, facendo pensare inizialmente a un taglio del 10%. Questa misura, come ha calcolato la Confartigianato, costerebbe però la bellezza di quasi 34 miliardi di euro, visto che la pressione fiscale e contributiva sul lavoro oggi vale nel complesso circa 340 miliardi. Nella giornata di ieri, Palazzo Chigi ha precisato però che il taglio messo in cantiere sarà di 10 miliardi di euro (da qui l'espressione “a due cifre”, utilizzata dal nuovo presidente del consiglio). Si tratta di una somma ben più modesta di quella prospettata in un primo momento, ma che va incontro comunque alle richieste già avanzate, nell'autunno scorso, dalla Confindustria e dai sindacati (che il governo Letta non è riuscito ad accontentare).

CRONACA DELLA CRISI DI GOVERNO

Le coperture finanziarie per il taglio di Renzi al cuneo fiscale dovrebbero giungere dai proventi della spending review, cioè il piano organico di revisione della spesa pubblica, a cui sta lavorando da tempo il commissario governativo Carlo Cottarelli. Il piano di Cottarelli verrà presentato a breve e dovrebbe portare a un risparmio di spesa di circa 32 miliardi tra il 2014 e il 2016. Quest'anno, invece, le risorse generate dalla spending review sono stimate nell'ordine di 3-4 miliardi, che andrebbero interamente a coprire l'abbassamento delle tasse e dei contributi sul lavoro. Conti alla mano, se le cifre fossero quelle prospettate da Cottarelli, mancherebbero all'appello almeno 6 miliardi di euro, che dovrebbero arrivare dall'adozione di altre misure come l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Non è ancora chiaro, inoltre, come verranno ripartiti i tagli al cuneo fiscale (tra le aziende e i loro dipendenti). Una delle misure ipotizzate in questi giorni è un aumento in tempi brevi della detrazione irpef sui redditi di lavoro e sulle pensioni, che farebbe crescere le buste-paga già nei prossimi mesi.

IL PADOAN-PENSIERO

Un ulteriore rebus da risolvere per il consiglio dei ministri (e in particolare per il responsabile dell'Economia, Pier Carlo Padoan), sarà rappresentato dalle coperture finanziarie per l'altra grande promessa del premier: il rimborso dei debiti della pubblica amministrazione. Su questo fronte, le cifre necessarie a finanziarie i provvedimenti sono ancor più impressionanti. Secondo la tabella di marcia già approvata dal governo Letta, lo stato dovrebbe pagare ogni anno alle imprese circa 20 miliardi di euro di debiti pregressi. La Cgia (la confederazione degli artigiani di Mestre) ha stimato che, nel 2013, sono già stati rimborsati i 20 miliardi previsti, su uno stock totale che ammonta però a ben 120 miliardi. Se nel 2014 verrà rispettato il programma del precedente esecutivo (con la restituzione di un'altra tranche di 20 miliardi), mancherebbero all'appello altri 70-80 miliardi (o almeno 50-60 miliardi, nella migliore delle ipotesi). Dove verranno trovati i soldi? Il premier ha detto di voler utilizzare i fondi a disposizione della Cassa Depositi e Prestiti, anche se non è ancora ben chiaro in che modo lo farà. Il ministro dell'economia Padoan dovrà dunque architettare una soluzione credibile in tempi brevi, cioè entro la primavera.

LAVORO: LA RIFORMA CHE PIACE A RENZI

Infine, non va dimenticato che Renzi ha promesso pure l'approvazione di un programma straordinario per l'edilizia scolastica (che dovrebbe costare circa 3-4 miliardi) e un nuovo piano per il lavoro (Job Act), che ha l'obiettivo di estendere i sussidi alla disoccupazione a chi oggi non li ha, cioè a molti lavoratori precari assunti con un contratto flessibile, come le collaborazioni a progetto o con la “falsa partita iva”. Una misura di questo tipo, secondo le stime che circolano in questi giorni, comporterebbe una maggior spesa per le casse pubbliche di quasi 18 miliardi. Tirando le somme, tutto l'ambizioso programma economico di Renzi dovrebbe costare tra 60 e 100 miliardi di euro complessivi. Spetterà dunque al ministro Padoan il compito di trovare la quadratura del cerchio.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti