Due anni di economia del governo Renzi tra flop e riforme
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Due anni di economia del governo Renzi tra flop e riforme
Economia

Due anni di economia del governo Renzi tra flop e riforme

Jobs Act, taglio della Tasi e bonus Irpef. Ma è scomparsa la spending review, la bad bank è deludente e manca ancora la riforma delle pensioni

Sabato 22 febbraio 2014: è la data in cui il governo guidato da Matteo Renzi ha giurato di fronte all'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed è entrato ufficialmente in carica. A distanza di due anni, ecco di seguito un bilancio della sua politica economica, con le più importanti cose che ha fatto e quelle che non ha fatto, nonostante le promesse.

Poca spending review

La critica principale che viene rivolta al governo Renzi è di non essere riuscito a tagliare in maniera incisiva la spesa pubblica, preferendo piuttosto finanziare i tagli delle tasse con un aumento del deficit, rispetto agli obiettivi fissati negli anni scorsi. In effetti, l'ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, aveva elaborato un piano di riduzione della spesa di oltre 34 miliardi di euro mentre il governo, quest'anno, farà dei tagli modesti, nell'ordine di appena 5 miliardi.

Niente riforma del Catasto

Era un provvedimento che il governo poteva mettere in cantiere fin da subito, essendo contenuto in una delega bipartisan che il Parlamento ha approvato a larga maggioranza nel 2014, per migliorare il sistema fiscale. E invece, la tanto attesa riforma del Catasto e la revisione dei valori immobiliari sono state rinviate a data da destinarsi. Molti osservatori hanno imputato questo mancato risultato dell'esecutivo alla sua eccessiva volontà di non scontentare l'elettorato, con misure che avrebbero comportato un aumento della tassazione su parecchi fabbricati.

Pensioni

Nel 2015, il premier aveva promesso di cambiare la previdenza, rendendo un po' più flessibile la legge Fornero e consentendo ai lavoratori di mettersi a riposo prima dei 66-67 anni, seppur con qualche penalizzazione sull'assegno. Una riforma di questo tipo è stata pure preparata nei dettagli dal presidente dell'Inps, Tito Boeri. Poi, però, il progetto è stato accantonato all'ultimo momento, scontentando così non pochi lavoratori.

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Liberalizzazioni a singhiozzo

Le liberalizzazioni non sono certo il piatto forte della politica renziana, almeno per ora. Il ddl concorrenza, ideato dal ministero dello Sviluppo Economico per attuare una deregulation in diversi settori e professioni, è ancora in Parlamento a quasi un anno dalla presentazione e subisce le pressioni di molte lobby e categorie. Sono inoltre stati accantonati alcuni provvedimenti contenuti nel testo iniziale, come l'eliminazione del notaio per le compravendite di immobili (non residenziali) che valgono meno di 100mila euro.

La Bad Bank

Per molto tempo, la comunità finanziaria ha aspettato la nascita in Italia di una bad bank, cioè una società-veicolo ideata per rilevare la montagna di prestiti in sofferenza (oltre 200 miliardi di euro) delle banche italiane. E invece il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, ha dovuto optare per una soluzione di compromesso, che è stata concordata faticosamente con l'Europa e non prevede la nascita di una vera e propria bad bank. Al suo posto, ci sarà infatti un meccanismo un po' complicato, con cui gli istituti di credito potranno liberarsi dei finanziamenti ormai deteriorati ma solo solo a certe condizioni. Si tratta di una misura non molto gradita ai mercati che, non a caso, nelle ultime settimane hanno punito con ribassi a due cifre le azioni delle maggiori banche italiane.

Leggi anche: Bad Bank, perché ha deluso i mercati

Il Jobs Act

Molto contestata dai sindacati, la riforma del lavoro (il Jobs Act) è senz'altro uno dei provvedimenti che hanno caratterizzato di più l'azione del governo. Gli effetti sono per adesso limitati, visto che la disoccupazione è ancora all'11,4%. Tuttavia, sul fronte delle politiche del lavoro, l'esecutivo ha marciato indubbiamente con molta decisione, sfidando le critiche e le piazze.

Leggi anche: il Jobs Act

Niente salario minimo, per ora

Una cosa che manca nel Jobs Act è però l'introduzione di un salario minimo legale, che in Italia non esiste ancora e che era previsto nella bozza iniziale della riforma del lavoro. Il governo ha preferito infatti rimandare la questione a una eventuale riforma dei contratti di lavoro di cui, per adesso, non si vede l'ombra. Prima, infatti, l'esecutivo aspetta di vedere se Confindustria e sindacati riescono a trovare da soli un'intesa su questi temi.

Leggi anche: La possibile riforma dei contratti di lavoro

Il Bonus Irpef

E' stato il primo provvedimento significativo adottato dal governo Renzi dopo l'insediamento a Palazzo Chigi. E' il cosiddetto Bonus Irpef, cioè il taglio di 10 miliardi di euro delle tasse sui salari, che l'esecutivo rivendica come primo importante risultato raggiunto. In effetti, a distanza di 2 anni, il Bonus Irpef resta in piedi, nonostante i vincoli di bilancio imposti all'Italia dall'Europa.

Taglio della tasi e dell'irap

E' un'altra misura che si è attirata diverse critiche, soprattutto a sinistra. Indubbiamente, però, l'abolizione della Tasi sulla prima casa è una delle promesse mantenute dal governo Renzi. Stesso discorso per l'irap agricola e per l'imu sugli imbullonati, cioè sui macchinari ancorati saldamente al terreno che sono assimilati agli immobili. Questi tagli alle tasse, decisi con Legge di Stabilità 2016, vengono dopo l'abolizione dell'irap sul costo del lavoro, attuata con la manovra economica del 2015.

Leggi anche: Padoan e il taglio della Tasi

Banche Popolari e Bcc

Con la riforma delle banche popolari del gennaio 2015, che obbligherà a trasformarsi in spa molti grandi istituti italiani, il governo si è attirato non poche critiche. Giusto o sbagliato che sia, è indubbio che l'esecutivo abbia mostrato molto decisionismo con questo provvedimento, capace di cambiare i connotati a un mondo, quello delle banche popolari, che sembrava ormai inamovibile. Pure la riforma del credito cooperativo, ancora in fase embrionale, non è immune da critiche ma rientra comunque tra i risultati che Renzi può vantare dopo due anni a Palazzo Chigi.

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