Perché la Camusso attacca Renzi
Angelo Carconi/Ansa
Perché la Camusso attacca Renzi
Economia

Perché la Camusso attacca Renzi

La leader del sindacato rosso minaccia lo sciopero se il premier non ascolterà le sue richieste. Ma il presidente del consiglio sembra voler rottamare anche la vecchia concertazione

“Siamo pronti alla mobilitazione, se il premier non ascolterà le nostre proposte”. E' l'avvertimento al governo arrivato nei giorni scorsi dal segretario della Cgil, Susanna Camusso, che ha ingaggiato un duello a distanza con il presidente del consiglio, Matteo Renzi, in vista dei provvedimenti sul fisco e sul lavoro che verranno presentati domani. “Se i sindacati non saranno d'accordo, ce ne faremo una ragione”, ha subito risposto Renzi, rispedendo al mittente gli attacchi di Camusso.

IRAP O IRPEF: IL DILEMMA DEL GOVERNO

Viene da chiedersi perché il premier e la leader del maggiore sindacato italiano siano già a ai ferri corti, ancor prima di discutere nel merito la prossima manovra sulle tasse che, tra l'altro, preannuncia un alleggerimento del prelievo fiscale sulle buste paga (un tema molto caro alla Cgil). A ben guardare, gli strali polemici della Camusso verso Renzi sono legati sia a ragioni di merito che a questioni di metodo.

A Camusso piace ovviamente l'idea di veder crescere le buste paga, anche se soltanto di qualche decina di euro. Ma la segretaria della Cgil sa bene che i 10 miliardi di tagli alle imposte preannunciati dal governo potrebbero andare in parte anche alle imprese, attraverso un abbassamento dell'irap. E allora, Camusso ha voluto mettere le cose in chiaro, mandando un segnale preciso: prima di tutto, bisogna pensare ai salari dei lavoratori, che hanno pagato il maggior prezzo della crisi. Anche perché, come ha ricordato più volte la leader del sindacato rosso, un taglio dell'irap c'è già stato nel 2007 a opera del governo Prodi e non ha avuto effetti significativi sulla crescita economica e sull'occupazione.

C'è poi un'altra questione di merito che probabilmente pesa molto nei rapporti tra Renzi e la Cgil. I 10 miliardi di tagli alle tasse che il governo metterà in cantiere, attraverso un abbassamento dell'irpef, escluderanno quasi sicuramente i pensionati, che oggi hanno un peso enorme tra gli iscritti al sindacato della Camusso. Per rendersene conto, basta leggere i numeri: su 5,6 milioni di tesserati Cgil, circa 3 milioni sono della Spi, il sindacato dei pensionati guidato da Carla Cantone, che di Renzi è un avversaria agguerrita. Nelle ultime elezioni primarie, per esempio, la leader della Spi-Cgil è addirittura scesa direttamente in campo per sostenere la candidatura di Gianni Cuperlo, proprio contro l'attuale premier.

IL JOB ACT DI MATTEO RENZI

Alla base delle divisioni tra il presidente del consiglio e la Cgil, però, c'è anche (e soprattutto) una questione di metodo. Renzi ha infatti detto senza mezzi termini di rispettare le opinioni del sindacato ma di voler decidere di testa sua. In altre parole, il rottamatore di Firenze sembra deciso a rottamare anche le vecchie liturgie della concertazione tra le parti sociali. Da quando Renzi ha annunciato il suo piano di riforme del lavoro (il Job Act), non c'è stato alcun incontro ufficiale tra il governo e la triade Cgil, Cisl e Uil. Neppure la “odiata” Fornero era arrivata a tanto. Nel 2012, quando venne approvata la contestatissima riforma dell'articolo 18, l'ex-ministro del welfare del governo Monti aveva infatti avviato un lungo confronto con le parti sociali, che generò poi una divisione tra i sindacati, con la Cisl e la Uil da una parte e la Cgil dall'altra, cioè su posizioni nettamente contrarie alla riforma.

Ora, con Renzi a Palazzo Chigi, anche il metodo della concertazione traballa. Il che, rappresenta indubbiamente una novità storica per il Partito Democratico (positiva o negativa che sia, a seconda dei punti di vista). Non a caso, nel Pd c'è già chi mette in guardia il premier: Cesare Damiano , esponente della minoranza del Pd, avversario interno del segretario ed ex-dirigente della Cgil, invita il presidente del consiglio a fare marcia indietro: “Renzi rettifichi e dica: viva la concertazione!” ha dichiarato Damiano in un' intervista. E' difficile, però, che il rottamatore di Firenze sia intenzionato a dargli ascolto.

L'INCARICO A RENZI

CRONACA DELLA CRISI DI GOVERNO

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