In Giappone il Governo Abe non ha ancora vinto
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In Giappone il Governo Abe non ha ancora vinto
Economia

In Giappone il Governo Abe non ha ancora vinto

A Tokyo è in corso da poco più di un anno un esperimento macroeconomico senza precedenti al fine di spezzare la spirale di deflazione che dura da due decenni. I prezzi che calano scoraggiano consumi e investimenti, deprimono la crescita e creano un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Ma il governo Abe ci prova.

Le famiglie giapponesi non spendono e nel 2013 il loro patrimonio finanziario netto ammontava a 2,7 volte il Pil. In una economia stagnante, questo enorme risparmio viene risucchiato dallo Stato che offre rendimenti migliori del settore privato. Una cedola dell’1,5 per cento con inflazione del -1 per cento dà un rendimento reale del 2,5, tanto che anche le banche preferiscono comprare titoli del Tesoro piuttosto che prestare alle aziende.

Il rapporto debito pubblico-Pil è così arrivato quasi al 230 per cento, un livello che fa impallidire anche la Grecia. Per scuotere l’economia da questo letargo, iniettare crescita e diminuire il rapporto debito-Pil il primo ministro Shinzo Abe ha lanciato un triplo, massiccio attacco. Sul fronte fiscale ha aumentato la spesa per creare un classico stimolo keynesiano. Su quello monetario, la Banca centrale ha raddoppiato la base monetaria e ha acquistato un ampio spettro di attivi finanziari per indebolire lo yen, aumentare l’inflazione e abbassare i tassi d’interesse reali per stimolare consumi e investimenti produttivi. I primi risultati sembrano positivi: l’inflazione è risalita all’1,4 per cento, il Pil cresce da 3 trimestri, le vendite al dettaglio aumentano da 7 mesi, lo yen si è svalutato e la borsa è salita.

Riuscirà Abe a sostenere questo cambiamento nel lungo periodo? Per ora gran parte dell’inflazione deriva dall’importazione di energia resa più cara da uno yen indebolito e non da un aumento della domanda interna. Risollevare quest’ultima richiede cambiare le aspettative dei consumatori che potrebbero essere ulteriormente scoraggiati dall’aumento della tassa sui consumi prevista in aprile. Molto dipenderà dall’aumento dei salari che dovrebbe essere favorito dal basso tasso di disoccupazione e lo stesso Abe ha in tal senso fatto pressione sulle aziende. Queste ultime devono però convincersi che ci sarà un aumento dei prezzi e dei consumi. I detrattori temono che, ironicamente, in caso di successo nel creare inflazione, l’inevitabile successivo aumento dei tassi d’interesse porterebbe il costo dell’enorme debito a livelli insostenibili. Insomma l’Abenomics è un film di cui ancora non si conosce il finale.

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