Generali: perché gli ex vertici sono finiti nel mirino dei magistrati
Daniele Scudieri / Imagoeconomica
Generali: perché gli ex vertici sono finiti nel mirino dei magistrati
Economia

Generali: perché gli ex vertici sono finiti nel mirino dei magistrati

Avviso di garanzia a Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti per aver ostacolato le authority di vigilanza in merito ad alcuni investimenti

La notizia dell’avviso di garanzia a Giovanni Perissinotto e a Raffaele Agrusti, rispettivamente ex amministratore delegato ed ex direttore generale di Generali, per ostacolo all’autorità di vigilanza, non era certo inattesa.

Lo scoop è opera del direttore del quotidiano triestino Il Piccolo, Paolo Possamai, in un articolo comparso sul settimanale Affari & Finanza di Repubblica (fanno parte entrambi del gruppo Espresso), secondo cui l’iniziativa del procuratore di Trieste, Federico Frezza, avrebbe preso il via dal dossier inviato dalle authority Consob (per i mercati) e Ivass (per le assicurazioni) nell’ottobre 2013, dopo aver ascoltato parecchi dei protagonisti di questa vicenda, tra cui l’attuale amministratore delegato Mario Greco.

Il pressing delle authority, in particolare dell'Ivass, si era fatto più insistente lo scorso autunno, quando era giunta una richiesta proprio a Generali di pronunciarsi in merito all'ipotesi di un'azione di responsabilità nei confronti di Perissinotto e Agrusti, di valutare l'adeguatezza delle loro buonuscite accordate (rispettivamente di 11 e 6 milioni di euro) e di considerare, inoltre, delle "iniziative di recupero" in riferimento a sette investimenti effettuati in fondi di private equity e "alternativi", per un importo complessivo di 660 milioni di euro (stando alle prime stime di un'analisi interna di Kpmg, confermate dalle carte dei magistrati pubblicate da Affari & Finanza), anche se Generali aveva dichiarato di aver iscritto a bilancio 234 milioni di perdite relativamente ai sette investimenti.

Operazioni che sarebbero state effettuate in un periodo che va dal 2000 al 2007 e sulle quali sarebbero affiorate una serie di irregolarità, ora al vaglio dei magistrati di Trieste.

Il cda del Leone, per la verità, prima l'ha tirata per le lunghe (lo scorso autunno ha scelto di non procedere nei confronti di Perissinotto), ma alla fine, dopo essere stata invitata dall'Ivass a riconsiderare il dossier, il 19 febbraio ha deciso che chiederà i danni ai due ex amministratori, precedendo di quattro giorni la notizia delle indagini a carico dei due ex manager del Leone (il provvedimento è stato emesso a dicembre).

I dubbi delle authority
Consob e Ivass lamentano lacune e opacità nelle comunicazioni fornite dal gruppo triestino su questi dossier (il reato contestato ai due ex manager è appunto di ostacolo alle authority): secondo quanto ricostruisce l’articolo di Affari & Finanza, "non una carta, non un falcone, non una mail sono stati rinvenuti negli archivi e negli uffici della compagnia" in merito alle sette operazioni, che riguardano in alcuni casi anche gli azionisti veneti di Generali riuniti nei veicoli Ferak ed Effeti.

L'articolo, in particolare, ricorda un finanziamento alla Finint per 40 milioni di euro e avvenuto nel 2007, la sottoscrizione di un bond di Finint per un importo da 50 milioni e la sottoscrizione di un bond per 180 milioni, emesso da una società finanziaria lussemburghese, finalizzato all’acquisto del 2,95% delle acciaierie Ilva , di cui la famiglia Amenduni, primario sottoscrittore di Ferak (società che raggruppa gli azionisti veneti in Generali), possiede il 10%.

Nel mirino dei magistrati è finito anche il presunto coinvolgimento di Generali, tramite un veicolo off - shore, nell'operazione con cui la banca britannica Hsbc ha sottoscritto nel 2007 strumenti partecipativi emessi da Palladio Finanziaria, equivalenti a circa il 49% del capitale di PFH1, la holding che controlla il gruppo Palladio, socio di Generali tramite Ferak attraverso la controllata Effeti.

Giovanni Perissinotto è stato per dieci anni, fino a giugno 2012, amministratore delegato di Generali; Raffaele Agrusti è stato per otto anni direttore generale di Generali (e chief financial officer dal 2007 a settembre 2012) e capo di Generali Italia fino a ottobre 2013.

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