Fornitura di gas: che inverno sarà
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Fornitura di gas: che inverno sarà
Economia

Fornitura di gas: che inverno sarà

In Italia la domanda attualmente è nettamente inferiore all’offerta. Ma il rischio di un’impennata dei consumi è sempre dietro l’angolo

Ci sono elementi pratici per affermare che in questo momento l’Italia non è soggetta a nessun rischio di carenza di gas per l’inverno che ha cominciato a fare capolino in varie parti del Paese. “In realtà però – spiega Matteo Verda, economista esperto di questioni energetiche – il rischio non è mai del tutto eliminabile, anche se ci sono buone ragioni per sostenere che il nostro Paese può stare tranquillo”. Le ragioni in questione fanno riferimento da una parte al calo della domanda che risulta addirittura inferiore a quella registrata 7-8 anni fa, e dall’altra ad un aumento dell’offerta garantito dall’incremento delle infrastrutture energetiche a disposizione.

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“Gli effetti delle crisi economica – sottolinea Verda – continuano a farsi sentire e dunque non solo le famiglie consumano di meno, ma soprattutto le imprese manifestano un fabbisogno nettamente inferiore a quello dei tempi pre-crisi. In particolare, il settore termoelettrico ha perso un quarto del mercato che copriva in passato”. D’altra parte, come accennato, il quantitativo annuale e giornaliero su cui può fare affidamento il nostro Paese nel frattempo è anche cresciuto. “C’è da ricordare ad esempio l’entrata in funzione del rigassificatore Olt di Livorno che garantirà circa 3,75 miliardi di metri cubi di gas in più all’anno, ossia il 4% del fabbisogno nazionale, e circa 11 milioni di metri cubi al giorno”.

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In questo senso dunque sono da considerare remoti i rischi di blocco delle forniture a causa di un’improvvisa impennata di consumi, anche per un solo giorno. “Partiamo infatti da una base di richiesta iniziale più bassa del passato e il sistema è pronto a sopportare anche carichi di domanda improvvisa più elevati”. E se le cose tutto sommato vanno bene per quanto riguarda le quantità, notizie confortanti arrivano anche dal fronte dei prezzi, anche se con alcune precisazioni d’obbligo. Recentemente infatti l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha definito le tariffe per le fasce di utenze familiari più svantaggiate. I prezzi in pratica sono stati ancorati alle variazioni di un parametro commerciale di carattere europeo. In questo modo, almeno per quello che concerne il prezzo base del gas, in Italia si registreranno costi analoghi al resto del Vecchio Continente.

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“Si tratta in fondo – afferma Verda - di una positiva forma di tutela per un’ampia fascia di utenti. Resta però il preoccupante problema legato alla componente fiscale che va a definire il prezzo finale del gas in Italia e che purtroppo incide in maniera negativa soprattutto a livello industriale”. Basti pensare che le piccole imprese nel nostro Paese pagano il gas il 18% in più della media europea e addirittura il 20% in più rispetto a quello registrato in Germania. “Si tratta con evidenza di una scelta di politica industriale – dice però Verda – visto che invece per le grandi e grandissime industrie che consumano enormi quantità di gas, la pressione fiscale, sulla componente del prezzo, scende fino all’8%, a differenza del 31% applicato per i clienti più piccoli”.

Insomma, forse per quanto concerne le nostre riserve e la nostra sicurezza nazionale, le quantità di gas su cui attualmente possiamo contare, ci faranno trascorrere un inverno senza grandi apprensioni. Per quanto riguarda invece i prezzi, probabilmente qualcosa andrebbe rivisto, anche perché il rilancio della nostra economia passa anche dalla ripresa delle piccole e medie imprese, che non possono continuare ad essere gravate da costi energetici così elevati rispetto alle concorrenti europee.

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