Furbetti del cartellino: cosa prevedono le nuove regole
ANSA/ GUARDIA DI FINANZA
Furbetti del cartellino: cosa prevedono le nuove regole
Economia

Furbetti del cartellino: cosa prevedono le nuove regole

48 ore di sospensione, licenziamento entro un mese. Ecco cosa dice il decreto Madia da applicare nei casi come quello di Boscotrecase

Il Governo sostiene di aver dichiarato guerra ai "furbetti del cartellino". Il consiglio dei ministri di mercoledì 15 giugno ha infatti approvato il decreto Madia, presentato lo scorso gennaio, che include tra le altre norme anche le nuove disposizioni con cui intende ridimensionare un malcostume presente ancora tra i dipendenti dello Stato. Ecco in breve che cosa prevede.

Licenziati in tronco

Potrà essere licenziati in 30 giorni sia il dipendente pubblico che timbrerà il proprio badge per poi andare via o che, assente, si farà marcare il cartellino da un collega sia il dipendente che timbra per sé e per uno o più colleghi.

Cosa si rischia

Il dipendente colto in flagranza nelle false timbrature rischia di essere sospeso dal proprio dirigente nel giro di 48 ore. Con l'avvio della sospensione, inoltre, il "furbetto" può essere privato del proprio stipendio: nel periodo di attesa del verdetto potrà contare solo su un assegno alimentare pari alla metà del salario base.

Due settimane per difendersi

Una volta avviata la procedura disciplinare e informato l’ufficio per i provvedimenti, il dipendente avrà 15 giorni di tempo per preparare la propria difesa. Avrà altre due settimane per completare l'istruttoria, alla fine delle quali potrà scattare il licenziamento.

Lo Stato potrà chiedere i danni

Oltre al posto di lavoro, i "furbetti del cartellino" rischiano di dover pagare allo Stato i danni d’immagine per un importo pari ad almeno sei mesi di stipendio. L’ammontare verrà deciso da un giudice.

Cosa rischiano i dirigenti

Il dirigente che si "gira dall'altra parte" rischia il licenziamento, a conclusione di un procedimento disciplinare, o addirittura di essere denunciato per omissione d'atti d'ufficio, un reato punito con il carcere da sei mesi a due anni. A decidere nei due casi sarà comunque sempre un giudice.

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