Direttiva antifumo Ue, in Italia a rischio migliaia di posti di lavoro
Direttiva antifumo Ue, in Italia a rischio migliaia di posti di lavoro
Economia

Direttiva antifumo Ue, in Italia a rischio migliaia di posti di lavoro

Agricoltori e produttori del nostro Paese contrari alle nuove misure anti-tabacco in via di approvazione a Bruxelles

Sono ore decisive per il futuro della filiera del tabacco in Italia. La nuova direttiva antifumo in votazione domani presso il Parlamento europeo rischia infatti di assestare un colpo micidiale all’intero settore, dalla coltivazione alla distribuzione. In discussione infatti ci sono una serie di norme che inaspriscono di molto le norme contro il fumo: si va da  immagini shock sul 75% dei pacchetti di sigarette, al divieto di vendita delle confezioni slim, fino allo stop sull’uso di alcuni ingredienti aggiuntivi, come ad esempio il mentolo. Tutte misure che, come accennato, metterebbero in discussione il destino lavorativo di migliaia di persone.

A tutt’oggi infatti l’Italia rappresenta il primo esportatore di tabacco nell’Unione europea, e l’ottavo a livello mondiale, con una filiera che occupa complessivamente oltre 200mila addetti. Da qui la necessità di esercitare una pressione sugli eurodeputati affinché apportino le necessarie variazioni ad un testo normativo che appare, soprattutto per i coltivatori di tabacco italiani, quanto mai punitivo. Nasce in questo contesto un appello sottoscritto in pratica da tutti i rappresentati del settore: i presidenti di Unindustria, Maurizio Stirpe, dei tabaccai (Fit), Giovanni Risso, dei produttori agricoli di Ont-Italia e Unitab, Gennaro Masiello e Oriano Gioglio, nonché dell’industria di prima trasformazione (Apti), Domenico Cardinali.

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“In più occasioni - si afferma nella nota congiunta - abbiamo espresso forti preoccupazioni per gli impatti fortemente negativi che alcune specifiche misure contenute nella proposta legislativa potrebbero determinare sul settore”. Infatti, i risultati delle nuove norme dovrebbero essere quelli della prevenzione e di una maggiore tutela della salute. “Tuttavia – secondo i rappresentanti della filiera italiana del tabacco - la nuova direttiva non affronta i temi chiave della dissuasione dal fumo, rischiando di alimentare il contrabbando, già in crescita in Italia, e conseguentemente i rischi per i consumatori derivanti da un prodotto meno controllato”.

Il tutto con le immediate e immaginabili ricadute negative in termini di posti di lavoro e di gettito fiscale. La speranza dunque è che il Parlamento europeo riprenda ad esempio in seria considerazione il testo di compromesso elaborato qualche mese fa da Commissione europea e Consiglio europeo dei ministri della Salute, che tra le altre cose, prevedeva ad esempio la diminuzione dal 75 al 65% dello spazio delle immagini shock sui pacchetti di sigarette. Soluzioni dunque meno radicali che permetterebbero ad un comparto agricolo come quello del tabacco un’operatività meno difficoltosa.

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Operatività, tra l’altro, messa già fortemente a rischio da un altro provvedimento sempre adottato in sede comunitaria. L’Unione europea ha infatti deciso a partire dal 2015 di escludere il tabacco dalla Pac, la Politica agricola comunitaria che disciplina lo stanziamento delle risorse finanziarie al mondo dell’agricoltura, senza considerare che proprio queste risorse in questi anni sono risultate decisive per tenere a galla l’intero comparto.

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