In Francia oltre Goodyear c'è la recessione
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In Francia oltre Goodyear c'è la recessione
Economia

In Francia oltre Goodyear c'è la recessione

Strozzata da una disoccupazione record e da aziende sempre meno competitive, Parigi rischia il collasso economico e sociale

Passo indietro dopo passo indietro, la Francia si avvicina sempre di più a un punto di non ritorno. Per quanto siano ancora tanti gli analisti che, osservando i positivi, anche se lentissimi, miglioramenti dell'Europa, continuano a puntare il dito contro Spagna e Italia, definendole le economie più deboli dopo Grecia e Portogallo, è la Francia, oggi, il paese che rischia di più. Per colpa di una disoccupazione che ha ormai raggiunto un tasso record che si fa sempre più ingestibile. Soprattutto dal momento che la popolazione, ormai stufa delle promesse vane dell'esecutivo di François Hollande, sembra essere sempre più intenzionata a farsi giustizia da sola.  

E' successo un paio di giorni fa ad Amiens, una cittadina nel Nord del paese, dove gli operai della Goodyear lunedì mattina hanno deciso di sequestrare il direttore della produzione Michel Dheilly e quello delle risorse umane Bernard Glesser per impedire la chiusura dello stabilimento francese della multinazionale americana, impedendo quindi la cancellazione di ben 1.173 posti di lavoro. I due dirigenti sono rimasti bloccati per circa 48 ore nella sala riunioni, dietro la cui porta è stato piazzato uno pneumatico da trattore alto due metri. Gli operai hanno chiesto 80mila euro più un extra di 2.500 euro per ogni anno lavorato per liberarli, e alla fine la situazione è tornata sotto controllo solo grazie all'intervento della polizia. .

Il caso Goodyear è molto particolare, perché è da quando la chiusura dell'impianto di Amiens è stata annunciata, a gennaio 2013, che è iniziato un braccio di ferro tra sindacati e dirigenti, in cui i primi considerano la dismissione dell'impianto una scelta di convenienza borsistica, vale a dire finalizzata a far salire il valore delle azioni del brand, mentre i secondi la giustificano mostrando gli andamenti (disastrosi) di produttività e ricavi. Tuttavia, è un dato di fatto che la situazione economica della Francia sia oggi drammatica

I dati più recenti dimostrano che, a differenza del resto dell'Europa, la Francia sia (di nuovo) ufficialmente in recessione già da qualche mese. Per colpa dell'ennesima contrazione subita dal settore secondario e terziario, la cui competitività è in caduta libera, e di una disoccupazione che ha raggiunto nel terzo trimestre del 2013 il 10,9 per cento, il valore più alto degli ultimi sedici anni. Per non parlare degli under 25 senza lavoro: ormai sono quasi il 26 per cento. E Hollande? Sono sempre di più i francesi convinti che dedichi più tempo a modificare i dati delle statistiche per insabbiare i suoi errori che a mettere a punto un pacchetto di riforme di cui la Francia, oggi, ha bisogno per sopravvivere.

Non è quindi un caso se, negli ultimi tempi, la tensione sociale abbia raggiunto livelli altissimi, coinvolgendo soprattutto le categorie più esposte alla crisi. Oltre agli operai di Amiens, infatti, protestano gli agricoltori, gli autotrasportatori, i postini, che per solidarietà di classe hanno scelto di rimettersi il "berretto rosso" che, nel 1675, venne usato dai bretoni per ribellarsi a Luigi XIV e alle sue tasse. In pochi mesi sono nati numerosi movimenti antigovernativi e anti-sistema, a destra e sinistra, e anche il Front National di Marine Le Pen va di nuovo di moda. Non solo: la squadra di Le Pen sembra essere ben consapevole che senza riforme non sarà possibile rimettere in sesto il paese. E, paradossalmente, cavalca il malcontento per accumulare voti, ma propone un'agenda economica sfacciatamente di sinistra .

 
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