Sciopero dei forconi, le ragioni economiche della protesta
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Sciopero dei forconi, le ragioni economiche della protesta
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Sciopero dei forconi, le ragioni economiche della protesta

Autotrasportatori, agricoltori e commercianti menifestano per un fisco più leggero

Inutile girarci intorno, sono le tasse il bersaglio principale della protesta del movimento dei forconi iniziata come annunciato intorno alle 22 di ieri e che nelle intenzioni dovrebbe andare avanti fino al 13 dicembre prossimo. Autotrasportatori, artigiani, agricoltori, commercianti, uniti dal Nord al Sud per chiedere al governo un alleggerimento del peso fiscale che sta strozzando migliaia e migliaia di piccoli imprenditori. Più che chiedere qualcosa di specifico, la protesta nasce soprattutto dal rammarico diffuso di aver visto sfumare la possibilità che il governo autonomamente decidesse misure che permettessero a tanti soggetti imprenditoriali di riprendere fiato in un momento in cui la crisi continua a mordere il freno.

UN MACIGNO CHIAMATO PRESSIONE FISCALE

E allora gli autotrasportatori si lamentano del fatto che le accise sui carburanti non siano calate, gli agricoltori che una serie di tasse non siano state abolite, ultima in ordine di tempo l’Imu, che si dovrà comunque pagare sui terreni lasciati incolti. E alla contestazione si sono unti anche commercianti e artigiani, alle prese con un fisco implacabile che ha portato migliaia di loro sul lastrico, costringendoli a chiudere se non a volte a scelte drammaticamente più definitive. Un contesto dunque molto variegato e trasversale, che unisce comunque soprattutto piccoli e piccolissimi imprenditori che hanno avuto in questi anni la sensazione tangibile di essere stati lasciati soli, di non aver trovato, a livello politico, ma anche sindacale, una opportuna rappresentanza sociale per far sentire la propria voce. Da qui la nascita di un movimento che presenta le caratteristiche di una sorta di insurrezione popolare, che cerca in tutti i modi di portare alla ribalta dell’opinione pubblica le istanze di un popolo dimenticato.

PREZZI CARBURANTI, TUTTO IL PESO DELLE ACCISE

E’ questa forse la ragione principale per cui alla base della protesta, che si annuncia molto dura, paradossalmente non ci sono richieste economiche specifiche. Tanto è vero che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, in questo senso, ha avuto gioco facile nel sostenere che il governo ha fatto tutto quello era in suo potere per intervenire sui settori in mobilitazione, e che altre richieste in sede ministeriale non sono giunte. Stiamo parlando in effetti piuttosto di una sorta di malessere diffuso, che spinge tanti piccoli imprenditori ad una sorta di sciopero dimostrativo, una sorta di protesta nella protesta, utile ad avere quel risalto politico negato in questi ultimi tempi. Ovvio dunque che in una situazione così fluida sia alto il rischio che qualcuno possa intestarsi la protesta per ragioni personalistiche o di interesse.

Un rischio che però gli organizzatori dell’iniziativa hanno preferito correre, forti anche del successo che circa un anno fa, nel gennaio del 2012, ebbe la prima manifestazione dei forconi organizzata in Sicilia. Allora, anche grazie al supporto degli autotrasportatori, i dimostranti riuscirono letteralmente a bloccare e mettere in ginocchio un’intera Regione. E proprio questo, trasbordato su scala nazionale, voleva essere l’obiettivo della manifestazione avviata ieri. Intenzioni “bellicose” a cui ci hanno pensato le autorità a mettere però fin dall’inizio un freno. Il garante degli scioperi e le autorità di pubbliche sicurezza hanno infatti esplicitamente vietato ai dimostranti qualsiasi blocco della circolazione stradale. Un monito che per il momento sembra aver funzionato, visto che la protesta dei forconi si sta sviluppando nei maggiori centri urbani e sulle principali arterie stradali e autostradali con scioperi, presidi e volantinaggi che non stanno creando ostacoli alla circolazione degli altri automezzi.

TASSE: PAGARE TUTTI, PAGARE DI MENO

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