Fondo taglia tasse, in troppi a spartirsi poche briciole
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Fondo taglia tasse, in troppi a spartirsi poche briciole
Economia

Fondo taglia tasse, in troppi a spartirsi poche briciole

Le risorse dovrebbero arrivare da spending review e lotta all’evasione, e a usufruirne saranno imprese, lavoratori, autonomi e pensionati

Ancora una volta sembra proprio che la montagna abbia partorito il topolino. Il fondo taglia tasse inserito nella legge di stabilità, per come è stato concepito, rappresenterà infatti molto difficilmente quell’abbattimento del costo del lavoro richiesto da tempo in particolare da imprese e sindacati. Non è un caso dunque che proprio dal fronte confindustriale e per bocca dello stesso presidente Giorgio Squinzi sia arrivata la bocciatura più severa della misura proposta dal governo. Il leader di Viale dell’Astronomia si è detto infatti apertamente “scettico e pessimista” sulla manovra. E d’altronde basta dare un’occhiata all’architettura legislativa con cui è stato concepito il fondo taglia tasse per capire le ragioni di questo malcontento.

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Innanzitutto le risorse del fondo in questione dovrebbero arrivare in prima battuta dalla “spending review” a cui da qualche mese sta lavorando il commissario straordinario Carlo Cottarelli. Peccato però che, innanzitutto non è dato sapere quali saranno i reali risparmi che si genereranno da questa operazione di razionalizzazione della spesa pubblica, considerando soprattutto che analoghe iniziative tentate più e più volte in passato e in particolare negli ultimi anni, hanno sempre dato scarsi risultati. Inoltre c’è poi da considerare che i fondi racimolati per questa via andranno a finanziare il citato fondo per la riduzione fiscale, solo per quella parte che non sarà invece impegnata per “programmi finalizzati al conseguimento di esigenze prioritarie di equità sociale e di impegni inderogabili di finanza pubblica”. Insomma, in parole povere, solo se avanzerà qualcosa si penserà a contrastare la pressione fiscale.

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Un altro contributo fondamentale al fondo taglia tasse dovrebbe poi arrivare dalla lotta all’evasione fiscale. Anche qui però restiamo nel regno dell’imponderabile, visto che questa rappresenta un’altra voce di attivo del bilancio pubblico sulla quale in passato cono stati caricati valori finanziari puntualmente smentiti dalla realtà. Se queste dunque sono le premesse, si capisce bene che lo scetticismo sia il sentimento prevalente che circonda l’iniziativa del governo. Ma a smorzare, se possibile, ulteriormente qualsiasi entusiasmo, ci hanno pensato le regole stabilite per l’utilizzo del fondo in questione.

Ad avvantaggiarsene infatti, non saranno solo imprese e lavoratori, come immaginato in origine da Confindustria e sindacati, ma anche altre categorie. Le grandi aziende infatti, dovranno dividere la loro parte di competenze, rappresentate praticamente da maggiori deduzioni, anche con i lavoratori autonomi e con le piccolissime imprese in contabilità semplificata. Lo stesso discorso vale per i lavoratori che vedranno le proprie speranze di maggiori detrazioni mortificate dall’obbligo di condividere le risorse del fondo anche con i pensionati.

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Insomma, a fronte di uno stanziamento che appare al momento assolutamente indefinibile, e che potrebbe alla fine essere di poche briciole, alla tavola del fondo si siederanno numerosi commensali, che dovranno dividersi equamente il poco che sarà servito. Uno scenario decisamente poco allettante per un 2014 che proprio sull’abbattimento della pressione fiscale fonda le proprie striminzite speranze di un rilancio dell’economia. A meno che nel percorso di approvazione della legge di stabilità, che dopo il via libera della Camera programmato per oggi, prevede un nuovo voto al Senato, non si trovino nuove e più cospicue risorse da utilizzare per abbattere il peso delle tasse.

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