Poste italiane: cosa aspettarsi dai fondi immobiliari
ANSA/GIORGIO ONORATI
Poste italiane: cosa aspettarsi dai fondi immobiliari
Economia

Poste italiane: cosa aspettarsi dai fondi immobiliari

Perché molti risparmiatori si trovano il portafoglio pieno di perdite per aver comprato i prodotti venduti negli uffici postali. Cosa aspettarsi adesso

Anno nuovo, nuova vicenda di risparmio tradito. Questa volta a fare scandalo sono i fondi immobiliari venduti in passato dal Gruppo Poste Italiane (quando a dirigerlo era Massimo Sarmi). Si tratta di prodotti di investimento che, tra il 2002 e il 2005, vennero comprati da decine di migliaia di risparmiatori, i quali pensavano probabilmente di fare un'operazione sicura, puntando sul mercato del mattone. Ora, a distanza di oltre 10 anni, i nodi stanno venendo al pettine e questi fondi stanno riempendo di perdite il portafoglio di chi li acquistati a suo tempo. Ma ecco, di seguito, una panoramica sulle cose da sapere su questa vicenda e sul perché ha avuto questi sviluppi. (CLICCA SU AVANTI).

Cosa sono i fondi immobiliari

I fondi come quelli venduti dalle Poste sono prodotti del risparmio gestito che consentono di puntare sul mercato del mattone senza acquistare direttamente un immobile. In pratica, gli investitori versano i loro soldi in un fondo e ne acquistano le quote. Le somme raccolte vengono utilizzate da una società di gestione per comprare dei fabbricati e dei complessi residenziali o commerciali, che spesso vengono poi affittati. Trascorsi 10 anni dal termine della raccolta (o dopo 13 anni in caso di proroga) i gestori del fondo rivendono gli immobili e liquidano agli investitori il ricavato.

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I prodotti delle Poste

Tra il 2002 e il 2005, il Gruppo Poste Italiane allora guidato da Massimo Sarmi ha venduto a migliaia di clienti 4 fondi immobiliari creati da noti gruppo finanziari e società di gestione come Investire sgr (Banca Finnat), Vegagest e Fimit (gruppo DeAgostini). I prodotti si chiamano Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1 e Alpha. Le quote dei fondi erano sottoscrivibili anche con piccole cifre, a partire da 2.500 euro.

Perdite da capogiro

Tutti i fondi immobiliari venduti dalle Poste hanno riempito il portafoglio dei risparmiatori di perdite da capogiro, superiori ampiamente al 50-60%. A causa della crisi economica che ha lasciato il segno sul mercato del mattone, gli immobili acquistati da chi gestiva i fondi hanno subito infatti una pesante svalutazione. Il prezzo a cui saranno venduti nei prossimi mesi e anni, dunque, è quasi sempre ampiamente inferiore a quello di acquisto.

Inadatti ai risparmiatori

I fondi immobiliari sono prodotti di investimento rischiosi e non adatti ai piccoli risparmiatori privati che hanno poca dimestichezza con la finanza. Innanzitutto, il valore delle quote del fondo può subire ampie oscillazioni, a seconda dei risultati ottenuti con l' investimento immobiliare effettuato. Inoltre, i fondi immobiliari sono anche strumenti poco liquidi. Chi ha bisogno di soldi non può infatti rivendere le quote comprate quando vuole, come avviene di solito per un normale fondo comune di investimento. I fondi immobiliari sono anche quotati in borsa ma non registrano mai un volume di scambi talmente elevato da renderli facilmente negoziabili in qualsiasi momento.

In attesa dei rimborsi

Ora il gruppo Poste Italiane è costretto a correre ai ripari per gli errori commessi dalla precedente gestione. Entro il 20 gennaio, sono attesi i primi rimborsi per 14 mila persone che nel 2003 hanno versato una somma 141 milioni di euro, sottoscrivendo le quote del fondo immobiliare Invest Real Security (Irs), il primo dei prodotti collocati dalle Poste che sta per giungere alla scadenza. Si parla di un risarcimento totale delle perdite subite dai risparmiatori anche se è ancora prematuro fare previsioni esatte.

Consumatori mobilitati

Le associazioni dei consumatori si stanno muovendo per tutelare i diritti di chi è incappato nella vicenda dei fondi immobiliari delle Poste. Il Codacons, per esempio, ha annunciato la possibilità di presentare un esposto in procura e sta raccogliendo le segnalazioni dei titolari delle quote del fondo all'indirizzo info@codacons.it.

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