L'Fmi vuole mettere le mani sui conti correnti per abbattere il debito
L'Fmi vuole mettere le mani sui conti correnti per abbattere il debito
Economia

L'Fmi vuole mettere le mani sui conti correnti per abbattere il debito

La proposta choc nell'ultimo report: una patrimoniale del 10% sui depositi netti dei risparmiatori di almeno 15 paesi membri

L'Fmi interviene a gamba tesa nel dibattito sulla riduzione del debito pubblico europeo nell'ultimo Fiscal Monitor.

Un documento destinato a far discutere. E molto. Il titolo, del resto, è già un programma: l'ora delle tasse (Taxing time).

Nelle 106 pagine del report, il fondo monetario internazionale, guidato dalla francese Christine Lagarde, traccia un quadro delle economie avanzate che, per contenere un alto livello del proprio debito pubblico, sono finite col soffocare la crescita.

E l'Italia ne è uno dei più chiari esempi: raggiungerà il pareggio del bilancio a fine 2013, ma nonostante tutto il rapporto debito Pil salirà al 132,2% "a causa della debolezza dell'economia, del pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione e dei contributi al meccanismo di stabilizzazione europeo".

L'Fmi a riguardo propone alcune riforme fiscali per rafforzare le finanze pubbliche e rilanciare l'economia in tutta l'Eurozona. Chiamarle riforme, però, è un eufemismo: meglio sarebbe misure draconiane.

In un piccolo box a pagina 49 del report, infatti, il fondo monetario sembra avere le idee piuttosto chiare su come abbattere in un colpo solo il debito dell'Eurozona: con un prelievo forzoso del 10% sui depositi netti dei risparmiatori di almeno 15 paesi membri, riportando così gli indicatori del debito ai livelli pre – crisi di fine 2007.

Ma perché imporre un'imposta straordinaria sui patrimoni privati (capital levy), sulla scia di quanto fatto a Cipro o in Italia nei primi anni '90 da Amato? Semplice: secondo l'Fmi sarebbe il male minore.

Sempre nel report, infatti, si elencano, tra le alternative al prelievo forzoso, il ricorso all’inflazione o l’aumento dell’imposizione fiscale su imprese e lavoro, che comporta danni all’economia, come si vede oggi in Italia.

L'Fmi, poi, ricorda come ci siano molti esempi a favore di un prelievo una tantum sui patrimoni per ridurre il debito pubblico, come quelli adottati in Europa dopo la Prima guerra mondiale o in Germania e Giappone dopo la Seconda.

Tuttavia, quali potrebbero essere gli effetti immediati di una patrimoniale su scala europea, non è difficile immaginarlo: corsa ai bancomat e fuga in massa dei capitali verso quei paesi che non metteranno le mani sui conti correnti dei loro cittadini (come il Regno Unito, per esempio, che è fuori dall'Eurozona, o la Svizzera).

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