Economia

Flat tax, ecco come funziona la tassazione che ora piace anche a Renzi

Il premier ha rilanciato il modello dell’aliquota unica, da tempo sostenuto dal centrodestra, da applicare però solo alle imprese individuali

Torna d’attualità la flat tax, il sistema di tassazione che prevede l’applicazione di un’aliquota unica ai redditi dichiarati. A rilanciare questo modello fiscale è stato negli ultimi giorni il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che avrebbe intenzione di applicarlo ai redditi delle cosiddette imprese individuali, ossia le piccole partite Iva. In realtà la flat tax è stata pensata ed è stata anche applicata, come sistema di tassazione integrale, ossia valido per tutti i redditi dichiarati in un Paese, e proprio in questa versione è stata nel recente passato anche proposta in Italia da parte del centrodestra. Ma vediamo nel dettaglio come funziona e quali sono stati gli esempi più significativi della sua applicazione.

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Una storia lunga 60 anni

La discussione politica ed economica intorno alla flat tax quest’anno compie esattamente 60 anni. La sua prima ideazione infatti risale al lontano 1956, quando l’economista americano Milton Friedman propose appunto un modello di tassazione “piatta” (flat) che prevedeva l’applicazione di un’aliquota unica a redditi familiari o di impresa, a scapito del classico modello fiscale progressivo, con aliquote crescenti all’aumentare del reddito imponibile.

Detrazioni e no tax area: per un sistema più equo

In un modello impositivo che preveda l’applicazione di un’aliquota fiscale unica per tutti, l’unico baluardo a una troppo evidente sperequazione economica e sociale, è rappresentato dalle detrazioni, oppure, in alternativa, nella fissazione di una no tax area. Nella prima ipotesi, si concede un ampio spettro di detrazioni appunto, che permette di abbattere quasi a zero l’imponibile delle famiglie più povere. Nella seconda ipotesi invece, si stabilisce un limite minimo a partire dal quale si inizierà a tassare i redditi, escludendo così ancora una volta le fasce sociali più disagiate.

Applicazioni: le prime idee “americane”

I primi a spingere in maniera aperta l’applicazione pratica di una flat tax furono gli economisti americani Robert Hall e Alvin Rabushka, che nel periodo della presidenza di George W. Bush, sostennero l’introduzione di una flat tax con un’aliquota unica fissata al 17,5%. Secondo le stime di questi economisti infatti, ben il 62% dei contribuenti avrebbe ottenuto benefici economici, in termini di minor esborsi tributari, rispetto al vecchio sistema progressivo. Il tutto tra l’altro, lasciando pressoché inalterato il gettito fiscale complessivo. Però non se ne fece nulla.

Gli “esperimenti” dell’Est Europa

Tra i Paesi europei fuoriusciti dal vecchio blocco comunista, sono tanti quelli che a partire dalla metà degli Anni Novanta hanno deciso di adottare forme di flat tax. Si va dall’Estonia, con un’aliquota al 24%, alla Lettonia (25%), dalla Lituania (33%) alla stessa Russia che nel 2001 ha introdotto uno scaglione contributivo unico fissato al 13%. Nel 2003 è stata poi la volta dell’Ucraina con un’aliquota anch’essa al 13%, elevata al 15% nel 2007, seguita l’anno successivo dalla Slovacchia che ha scelto uno scaglione unico al 19%. Negli anni seguenti hanno scelto la flat tax anche la Repubblica Ceca, con aliquota al 23%, la Romania al 16%, la Macedonia al 12%, l’Albania al 10% e la Bulgaria anch’essa al 10%. Da notare infine che Repubblica Ceca e Slovacchia, con il cambio dei governi alla guida dei due Paesi, hanno abbandonato la flat tax tornando al sistema progressivo, così come l'Islanda, dove tra l’altro l’introduzione della flat tax era risultata del tutto fallimentare.

Italia, dibattito sempre aperto

In Italia, come già accennato, siamo ancora solo a livello di proposte che periodicamente sono state rilanciate nel campo del centrodestra. C’è infatti da tenere in giusto conto innanzitutto un problema di Costituzione, nella quale si fa esplicito riferimento a un sistema fiscale progressivo in ragione delle possibilità di ciascun contribuente. In ogni caso nel 1994 Silvio Berlusconi fu tra i primi a proporre l’introduzione di una flat tax al 33% con una no tax area per i redditi più bassi. Una proposta ripresa in tempi recenti da Matteo Salvini della Lega, che nel 2014 ha rilanciato l’idea di un’aliquota unica al 15%.

Curiosità: Ires, la flat tax che già c’è

In realtà nel nostro Paese esiste già, in maniera circoscritta alle imprese, un’imposta che funziona sul modello di una flat tax: ci riferiamo all'Ires, introdotta nel 2004. Si tratta di una tassa che colpisce appunto solo i redditi delle società e che presenta un’unica aliquota per tutte le aziende fissata al 27,5%.

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