Fisco, accordo Italia-Svizzera: le 5 cose da sapere
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Fisco, accordo Italia-Svizzera: le 5 cose da sapere
Economia

Fisco, accordo Italia-Svizzera: le 5 cose da sapere

Ecco gli effetti dell'intesa tra i due paesi su frontalieri, rimpatrio dei capitali e Campione d'Italia

Ci sono voluti tre anni di trattative tra Italia e Svizzera per arrivare a un'intesa fiscale che faciliti la regolarizzazione dei capitali ancora nascosti nei forzieri delle banche elvetiche. La firma dell'accordo tra il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e il capo del Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera, Eveline Widmer-Schlumpf, è arrivata oggi, prima della deadline per la voluntary disclosure, la nuova legge sul rimpatrio dei capitali, prevista il 2 marzo. L'intesa è suddivisa in quattro capitoli: lo scambio di informazioni a richiesta, il regime fiscale dei lavoratori frontalieri, la presenza della Confederazione elvetica nella "black list" italiane e Campione d'Italia. La formalizzazione per ora è limitata solo allo scambio di informazioni. Il resto è un accordo politico, e cioè una road map per i futuri negoziati. In ogni caso i due paesi puntano a rendere efficace l'intero pacchetto al più tardi nel 2017. Ma ecco, i dettagli (SFOGLIA LA GALLERY)

La fine del segreto bancario

Grazie all'intesa, si pone fine al segreto bancario. I contribuenti italiani con capitali non dichiarati e custoditi in conti in Svizzera, che volessero aderire alla regolarizzazione dei capitali varata con la nuova legge (voluntray disclosure), non saranno penalizzati rispetto ad altri che regolarizzano capitali detenuti in altri paesi non inclusi nella "black list", come è considerata oggi la federazione. La voluntary disclosure, infatti, prevede il raddoppio delle sanzioni e dei termini di accertamento per chi regolarizza capitali da paesi in lista nera. Con la firma dei ministri, la Svizzera verrà considerata, invece, come se fosse in "white list", anche se formalmente lo sarà solo dopo la ratifica del nuovo trattato sulla doppia imposizione da parte dei parlamenti dei due paesi.



La road map

Oltre al protocollo i due ministri hanno siglato una "road map" per la prosecuzione del dialogo fra i due paesi in materia fiscale e finanziaria.

Cosa cambia per i frontalieri

Secondo l'accordo, gli oltre 60 mila frontalieri pagheranno il 70% delle tasse in Svizzera e il 30% in Italia. All'inizio il fisco italiano imporrà loro la stessa aliquota che pagavano nella federazione, per poi adeguarla lentamente al regime fiscale italiano. L'adeguamento potrebbe richiedere diversi anni. La novità, tuttavia, è che non ci saranno più storni da Berna a Roma: sarà il frontaliero a dichiarare il suo intero reddito all'Agenzia delle entrate, che poi provvederà a dedurre il 70% di imposizione dovuta al fisco elvetico. Toccherà poi allo Stato centrale versare i ristorni e l'Irpef ai Comuni italiani di residenza. 




Il caso di Campione d'Italia

Un altro punto caldo dei negoziati è lo status fiscale di Campione d'Italia. La contesa riguarda i conti correnti dei suoi 3.000 abitanti nelle banche elvetiche che non si vorrebbe "scudare" perché tassati all'origine. "Al tempo della loro nascita non era percorribile l'alternativa di aprirli in Italia, anche perché si trattava di incassi in franchi" ha spiegato il sindaco Marita Piccaluga. Anche in questo caso sono stati avviati i negoziati, ma non si è ancora giunti a un testo definitivo. Secondo le fonti del Ministero dell'Economia, i tempi per la chiusura di questo accordo saranno, però, ancora più lunghi.

L'economia dell'enclave italiana in territorio elvetico, come risaputo, si regge sul Casinò che rischia, inoltre, di rimanere vittima dell'esplosione del cambio con il franco: si stima, in merito, un aumento dei costi dell'ordine di 20 milioni di euro l'anno per la struttura in cui vi lavorano 530 persone.


Quanto incasserà lo Stato con il rimpatrio dei capitali

"Questo accordo ci è costato un euro, posso dire con certezza che porterà a entrate per più di un'euro ma oltre non vado" ha detto il ministro Padoan. Nelle scorse settimane però fonti governative hanno fatto trapelare la cifra di 5,5 - 6,5 miliardi di euro che lo Stato si aspetta di incassare con la voluntary disclosure.

Dipende da quanti vi aderiranno e molto dipende dai costi variabili che il provvedimento comporta per l'evasore. In alcuni casi, può essere più conveniente degli scudi fiscali; in altri casi, come hanno spiegato gli esperti del ministero, si può arrivare a versare invece anche il 70% degli attivi non dichiarati. 

Il franco più forte rispetto alla divisa comune europea, tuttavia, dovrebbe rendere più vantaggioso il rimpatrio dei capitali nascosti nelle banche svizzere.


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