Fallimento della Grecia: 5 cose da sapere
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Fallimento della Grecia: 5 cose da sapere
Economia

Fallimento della Grecia: 5 cose da sapere

Il destino della Repubblica Ellenica è aggrappato al vertice straordinario europeo di lunedì. I possibili scenari per il futuro di Atene e dell'Eurozona

Il premier greco Alexis Tsipras è ancora fiducioso sul raggiungimento di un accordo durante il vertice dei leader europei, in agenda per lunedì prossimo, 22 giugno. Nonostante l'ottimismo di Atene, però, l'intesa per evitare il fallimento della Repubblica Ellenica resta ancora in alto mare. Ieri, infatti, non è arrivata alcuna novità positiva dalla riunione dell'Eurogruppo, il vertice dei ministri dell'economia e delle finanze dell'Eurozona. Per questo, ora sorge spontaneo un interrogativo: cosa bisogna aspettarsi per il destino della Grecia? Ecco, di seguito, 5 cose da sapere per capire gli scenari possibili.


Il vertice di lunedì

Il vertice di lunedì prossimo, convocato d'urgenza prima delle date ufficiali in cui era previsto (25-26 giugno), è il segno che i leader europei sono realmente intenzionati a trovare un'intesa, nonostante le divergenze. I due principali attori nei negoziati saranno di sicuro la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il premier greco, Alexis Tsipras. Le divergenze maggiori restano sui tagli riforme delle pensioni e sulle riforme del mercato del lavoro, con Atene che rifiuta le ricette imposte da Bruxelles.

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La scadenza del 30 giugno

Se lunedì l'accordo non verrà raggiunto, per la Grecia si avvicinerà paurosamente la scadenza del 30 giugno. In questa data, è stato  fissato il termine ultimo di un pagamento da 1,6 miliardi di euro che il governo di Atene deve al Fondo Monetario Internazionale (Fmi). In caso di mancato versamento dei soldi, l'Fmi invierà alla Repubblica Ellenica un primo ammonimento e poi, dopo 30 giorni, la dichiarerà insolvente. La Grecia sarebbe dunque tecnicamente fallita.

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Il Grexit

Il default della Grecia non coincide necessariamente con una sua uscita dall'euro (Grexit). Spetta al governo di Atene il compito di decidere il da farsi. Ieri, però, la banca centrale ellenica ha fatto sapere che, in caso di fallimento delle casse dello stato, l'abbandono dell'Unione Monetaria sarebbe praticamente inevitabile. Intanto, in tutto il paese sta iniziando la corsa a ritirare i soldi in banca: negli ultimi giorni, più di 3 miliardi di euro sono fuoriusciti dai conti correnti dei risparmiatori greci.

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Spread da paura

L'uscita della Grecia dall'euro provocherebbe di sicuro una nuova impennata degli spread, i differenziali di rendimento tra i titoli di stato dei paesi periferici come i Btp italiani e i buoni del tesoro tedeschi (Bund). Gli investitori internazionali inizierebbero infatti a temere nuovamente una disgregazione dell'Unione Monetaria europea e comincerebbero a indirizzarsi verso i titoli del debito pubblico considerati più sicuri come appunto i Bund, facendone salire i prezzi e diminuire i rendimenti. Non a caso, già nelle ultime settimane lo spread Btp/Bund ha registrato un'impennata di oltre 50 punti base.

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Le conseguenze per l'Italia

Nonostante l'azione incisiva della Bce tramite il quanitative easing, un'impennata degli spread rischia di fermare la crescita economica in Italia e in Europa. In uno scenario di questo genere, il nostro paese sarebbe infatti costretto a pagare maggiori interessi sul proprio debito, vanificando tutti i fattori che finora hanno invece spinto verso la ripresa del pil, come appunto il calo dello spread degli anni scorsi. Grazie alla riduzione dei tassi d'interesse sul debito, il nostro paese dovrebbe risparmiare nel 2015 almeno 6 miliardi di euro. Ora, però, la crisi greca può guastare la festa.

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