Expo: 6 buoni motivi per accettare un lavoro
Expo: 6 buoni motivi per accettare un lavoro
Economia

Expo: 6 buoni motivi per accettare un lavoro

L'80% delle persone che aveva partecipato alla selezione ha rinunciato al contratto. Ecco perché ha fatto male

State cercando lavoro e pur di trovarne uno siete disposti a cambiare città per qualche mese, a lavorare anche di sabato e domenica e a cominciare anche domani? Allora andate subito sul sito della Manpower, l'agenzia interinale che sta selezionando personale per l'Expo2015. Al posto di tutti quelli che hanno rinunciato, potrebbero prendere voi. Gli aspiranti erano infatti 310mila ma l'80% di quelli arrivati a un passo dalla firma, alla fine ha fatto marcia indietro. Finora sono state chiuse 3.200 posizioni. Ne restano aperte altre 306.800 e c'è ancora la possibilità di candidarsi. Per almeno 6 buoni motivi.

Per i più giovani è un'occasione di formazione da non perdere

In Italia ci sono 2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano e a febbraio scorso il tasso di disoccupazione in questa fascia di età ha toccato il 42,6%. Non studiare e non lavorare significa vivere completamente sulle spalle dei propri genitori senza fare assolutamente nulla. Nemmeno un corso di formazione a spese di mamma e papà o improbabili stages non retribuiti che probabilmente varrebbero molto meno di 6 mesi di lavoro nei padiglioni milanesi dell'esposizione universale. Se fate parte di questa schiera di ragazzi in attesa di mettersi alla prova per la prima volta, un'esperienza del genere dovreste essere disposti a farla anche gratis.

Gli stipendi sono più che dignitosi

1.300 euro netti in media per 40 ore settimanali: si tratta di un buono stipendio che molti professionisti non vedono nemmeno dopo anni di lavoro. Per non parlare degli stagisti! Expo li retribuisce con 500 euro. Una cifra che la stragrande maggioranza di chi fa pratica negli studi legali non riceve. A chi si è lamentato di non ricevere da Expo vitto, alloggio e parcheggio, va segnalato che sono rari i datori di lavoro che lo fanno. Milano è cara, senz'altro, e qualcuno ha sostenuto di non poter far fronte all'affitto di una camera. Ma basta non cercarla nel centro storico o in zona Navigli per trovarne una a prezzi sicuramente più accessibili. Ps: non essere stati accontentati nella richiesta di poter sostenere il colloquio via Skype perché si abita in altre regioni non è una buona ragione per non presentarsi al colloquio.

Gli orari di lavoro sono normalissimi

Qualcuno ha giustificato il proprio rifiuto lamentandosi di un preavviso troppo breve: “ho atteso una risposta per quattro mesi ed è arrivata a 10 giorni da Expo. Sarei dovuta partire in 72 ore”. E allora? C'è chi pur di lavorare è partito anche in 24 ore. Tutte le selezioni di personale hanno tempi lunghi che poi improvvisamente si velocizzano a ridosso dell'inizio del periodo di lavoro. Andrebbe sempre messo in conto per potersi organizzare e farsi trovare pronti al momento dell'eventuale chiamata. C'è anche chi dice di essersi rifiutato perché gli veniva chiesta “una disponibilità pressocché illimitata, h 24, 7 giorni su 7”. Impossibile. Nemmeno gli indiani sikh che raccolgono i pomodori nella campagna pontina, vittime di un caporalato disumano e senza scrupoli, lavorano 24 ore al giorno.

Le modalità di selezione non contano

Diceva bene una ragazza torinese di 25 anni con un master in “management dei beni culturali e le industrie culturali e creative", di non volersi lasciar sfuggire l'occasione di Expo perché sperava “che questo lavoro potesse darmi le competenze necessarie per il futuro”. Peccato che poi abbia rinunciato alla possibilità di uno stage in “comunication and social network” per “la poca serietà da parte di Manpower”. Il problema era che nella mail inviatale per comunicarle la data d'inizio del corso di formazione, non era indicata la cifra del compenso per lo stage. Se a scoraggiare sono le modalità di selezione, “perché se quelle sono state così poco serie, cosa mi posso aspettare dall’esperienza in sé?”, è utile ricordare che le agenzie interinali non hanno nulla a che fare con l'esperienza lavorativa in sé e con il fatto di potersi trovare bene o male con capi, mansioni e colleghi.

Un lavoro precario è sempre meglio di non nessun lavoro

In molti si sono fatti spaventare da “il senso di precarietà trasmesso”. La retorica del posto fisso ha condannato molti, soprattutto giovani, all'immobilismo. C'è chi ha dichiarato di non voler cominciare un lavoro “che poi non so come va a finire”. Sbagliato! Meglio avere dubbi sul futuro che nessun futuro. Meglio un lavoro precario che nessun lavoro. Chi governa ha il dovere di provvedere quanto prima a creare le condizioni di lavoro per tutti, a garantire forme di tutela ecc ecc, ma visto che nessuno ha la bacchetta magica e che, come è stato dimostrato, non bastano il Jobs Act né gli 80 euro per abbattere i tassi di disoccupazione e far ripartire i consumi e che quindi i processi sono lunghi e complicati, nel frattempo meglio non stare fermi. Mai.

Può servire a guarire dalla depressione da disoccupazione

Lavorare non solo stanca, ma a volte può comportare duri sacrifici sia di tipo logistico, tra alzatacce e lunghi spostamenti, che emotivo, quando si tratta di lasciare per lunghi periodi figli e famiglie. In Italia lo fanno ogni giorno milioni di persone. Senza arrivare ai casi, sempre meno rari, delle donne straniere che puliscono le nostre case o assistono i nostri anziani, pagate in nero, costrette a spostarsi da un capo all'altro della città sui mezzi pubblici e con l'angoscia nel cuore per i loro figli piccoli lasciati in un altro paese a festeggiare senza di loro natali e compleanni, basti pensare a tanti insegnanti. Molti di loro, precari, ricevono la chiamata dalla scuola il giorno prima e si mettono sul treno all'alba per raggiungere scuole lontane centinaia di chilometri da casa. Gli esempi sarebbero molti. Per cui, a meno che nel frattempo non ne sia spuntato uno migliore, un lavoro all'Expo va comunque preso, anche se precario. Se siete certi che non serva a crescere professionalmente, a fare nuove conoscenze, a prendere contatti utili, quantomeno potrà aiutarvi a guarire dalla depressione del disoccupato che ve lo sta facendo credere.

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