Exit poll & Co, che i sondaggisti facciano mea culpa?
Exit poll & Co, che i sondaggisti facciano mea culpa?
Economia

Exit poll & Co, che i sondaggisti facciano mea culpa?

“Voglio confidarti un piccolo segreto: essere l’Eletto è come essere innamorato. Nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu. Te ne accorgi per istinto”. A parlare è l’Oracolo alias Gloria Foster in Matrix, la celebre pellicola fantasy …Leggi tutto

“Voglio confidarti un piccolo segreto: essere l’Eletto è come essere innamorato. Nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu. Te ne accorgi per istinto”. A parlare è l’Oracolo alias Gloria Foster in Matrix, la celebre pellicola fantasy di Lana e Andy Wachowski con protagonista Keanu Reeves nei panni di Neo, l’Eletto. Nel film lei sa tutto (“altrimenti che oracolo sarei…”, dice). Ma si tratta di un film. Appunto. Finzione allo stato puro. Perché gli oracoli in carne e ossa ossia i sondaggisti tanto in voga a quanto pare non sanno nulla. O meglio: toppano. Alla grande.

È successo con le proiezioni pre-elettorali che fino a due settimane prima del voto vedevano svettare il centrosinistra con il 33-35% alla Camera. È successo con gli exit poll (letteralmente: “sondaggio all’uscita”; in altre parole: si chiede a chi esce dal seggio per chi ha votato) cristallizzati su quella soglia o quasi fino allo spoglio finale rivelatosi una doccia fredda da cui Bersani & Co difficilmente si riprenderanno (29,5% alla coalizione; 25,4% al Pd contro il 25,5% dei grillini!).

Ma quel che più colpisce è che è successo persino con i “signori delle scommesse” di stampo british o irlandese come i tizi di Paddy Power che fino all’ultimo davano il non ancora Papa Francesco a 30 volte la posta. Ergo: Jorge Mario Bergloglio era tra i prelati meno gettonati. In assoluto. Mentre il favoritissimo Angelo Scola nei minuti post-fumata bianca e prima del celeberrimo “habemus papam” era sceso a 1,45. Non male! Ora Oltremanica tentano di recuperare terreno con improbabili puntate pro-futuro. Con una pressoché certezza: anche il neo-eletto erede di Pietro lascerà il pontificato in anticipo al pari di Benedetto XVI. Quota: 3,50. Quasi fosse un precario qualsiasi con un bistrattato co.co.pro di montiana memoria. Che sia un segno dei tempi?

Ovvietà, a parte. Nella sola Italia l’industria dei sondaggi con vere star da prima serata come Nando Pagnoncelli (Ipsos), Renato Mannheimer (Ispo), Roberto Weber (Swg), Antonio Noto (Ipr Marketing), Pietro Vento (Demopolis), Fabrizio Masia (Emg) e Nicola Piepoli (Istituto Piepoli), solo per citare i volti più noti, sfonda il tetto dei 500 milioni di euro (fonte Assirm) e non ha mai registrato il segno meno. Bene, per carità. Visto che da lavoro a migliaia di persone. Ma i casi sono due:

1.    I metodi vanno rinfrescati/rimodulati (o qualsiasi termine preferiate) perché non valgono più nulla.
2.    Gli italiani mentono (e parecchio) ai sondaggisti (mentre ai maghi degli algoritmi alla base delle scommesse straniere mentono a quanto pare tutti!).

Io, nel dubbio, rivedrei i metodi. Così. Giusto per provare a raddrizzare il tiro. E voi cosa fareste?

P.s. Nel week-end dicono che faccia brutto. Stavolta i meteorologi. A onore del vero tra i più accorti su piazza perché dotati di strumenti sofisticatissimi (in cielo e in terra). Vediamo che succede?

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