Evasione: come Renzi intende combatterla
Stefano Scarpiello / Imagoeconomica
Evasione: come Renzi intende combatterla
Economia

Evasione: come Renzi intende combatterla

La stima è di 90 miliardi all'anno. L'obiettivo è recuperare 15 miliardi nel 2015

La lotta all'evasione torna al centro del governo Renzi che scommette sulla delega fiscale e pone nel Ddl Stabilità l'Iva al centro dell'attenzione per il recupero del sommerso. L'obiettivo è estendere la logica della tracciabilità totale eliminando strumenti inefficaci per combattere l'evasione, come lo scontrino fiscale, e spingere i contribuenti ad auto - correggersi, instaurando un dialogo tra Agenzia delle entrate e cittadino.

A confermare l'indirizzo, è stata anche Rossella Orlandi, direttore dell'Agenzia delle entrate, che ha ricordato la priorità dell'attuazione della completa tracciabilità in ogni ambito, "con un'attenzione particolare proprio alle attività che si rivolgono al conumatore finale".

Più analisi a monte, insomma, incrociando i dati e concentrandosi solo sulle situazioni più sospette e consentendo però ai contribuenti di accedere telematicamente a tutti i dati realtivi alla loro posizione tributaria, che controlli a tappeto a valle da parte delle fiamme gialle. Ma a quanto ammonta il sommerso in Italia e quanto punta a recuperare il governo il prossimo anno?

A quanto ammonta l'evasione

La differenza tra l'ammontare delle imposte che l'Agenzia delle entrate dovrebbe raccogliere e quello che effettivamente riscuote (il cosiddetto tax gap) è di circa 90 miliardi di euro l'anno, pari a 500 milioni di euro al giorno. I contribuenti residenti in zone ad alto rischio di evasione sarebbero 11 milioni, anche se i controlli della Guardia di Finanza sono circa 200 mila l'anno.

L'entità della cosiddetta economia "non osservata", che comprende il sommerso e le attività illegali, è di gran lunga superiore e sarebbe pari a una cifra compresa tra 255 e 275 miliardi di euro, circa il 16 -  17% del Pil.

Il recupero, però, supera di poco il 10% del totale evaso. Negli ultimi tre anni dalla lotta all'evasione lo Stato è riuscito a incassare oltre 25 miliardi, 12,4 miliardi nel 2012 e 12,5 miliardi nel 2013. Quest'anno il governo conta il recupero di almeno 13 miliardi, mentre il prossimo anno l'obiettivo è più ambizioso: 15 miliardi. 

L'evasione non sarà più reato sotto i 200 mila euro

Il governo, per spingere i contribuenti a collaborare con il Fisco, è pronto a depenalizzare anche alcune fattispecie di evasione per le quali i contribuenti infedeli dovranno vedersela solo con l'Agenzia delle entrate, ma non con le procure. Anche l'elusione fiscale sarà sanzionata solo a livello amministrativo e non sarà più un penato. Le novità sono contenute nella bozza del decreto legislativo sull'abuso del diritto che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni.

In particolare, il provvedimento prevede che nel caso di dichiarazione infedele, il reato penale scatti solo dopo il superamento della soglia di 200 mila euro, rispetto all'attuale tetto, molto più basso, di 50 mila. E per chi decide di collaborare con il Fisco la soglia sarà ancora più alta: 400 mila euro. Confermata, inoltre, la non punibilità penale per le fatture false inferiori a 1.000 euro

Il rientro dei capitali nascosti all'estero

Lo stock dei capitali italiani all'estero, non denunciati o solo parzialmente conosciuti, ammonta a circa 150 miliardi e con un'adesione del 20% dei contribuenti, che nascondono i propri soldi in Svizzera o in altri paradisi fiscali, si potrebbero recuperare circa 30 miliardi di euro. Con i precedenti scudi sono rientrati in Italia circa 100 miliardi di euro.

Il decreto con cui il governo intedende far rientrare i capitali (la cosiddetta voluntary disclosure), però, è ancora fermo al Senato, dopo un primo ok da parte della Camera dove è sato inserito il nuovo reato di autoriciclaggio. La procedura è stata studiata per incentivare le procedure di ravvedimento volontario degli evasori che hanno sottratto redditi alle imposte italiane nascondendoli all'estero.

Oltre al decreto, il governo punta anche a chiudere l'accordo sul rientro dei capitali con la Svizzera, che resta "il principale paese antagonista" per "la quantità di soggetti italiani", ha ricordato il direttore dell'Agenzia delle entrate, durante un'audizione al Parlamento.

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